Archivio per 26 novembre 2011

LibertariaNation: Ordine signori, ordine!

Ordine signori, ordine!

da LibertariaNation
A noi di libertariaNation gli ordini non piacciono tanto e questo si era capito. Uno di questi poi è sgradevole e antipatico perché va a toccare un aspetto davvero importante della vita, ossia comunicare e informare. Probabilmente l’ordine dei giornalisti non è il più nocivo per l’economia dello stato italiano, di sicuro è uno di quelli che sul lungo periodo ha contribuito di molto alla stagnazione della società italiana.

Barbara Palombelli sul Foglio si è lanciata in una vibrante difesa dell’ordine dei giornalisti che si può riassumere con: senza l’ordine c’è il Far West e i giovani non verrebbero pagati e i ricchi farebbero quello che vogliono. Scusate, mi riprendo dalle vertigini nel pensare a una simile società.

Che senso ha la tesserina? La prima ragione che mi viene in mente è banale, ma essenziale: per evitare che i figli degli editori e i pargoli dei banchieri azionisti si mettano in testa di dirigere telegiornali e/o testate quotidiane e periodiche. Vi pare poco?

Sì, mi pare poco perché se un giornale è condotto da schifo dal figlio di papà allora fallisce. Certo, bisognerebbe eliminare anche quell’altra cosuccia oscena, ossia i soldi rubati a noi dallo stato e girati ai giornali, cioè il finanziamento pubblico ai partiti. Poi c’è una cosa che mi fa ridere: secondo quanto scrive la Palombelli l’ordine sembrerebbe il garante della meritocrazia. Capito? Noi che pensavamo che il merito venisse riconosciuto dal successo di pubblico del giornale. No. È l’ordine che ordina e il finanziamento statale che manda avanti la baracca.

Se tutti scrivono, senza distinzioni, senza superare un esame, senza laurea, spesso senza firmare, chi garantirà i più deboli, i giovani capaci che sognano un posto e una paga?

La capacità? Ripeto: oggi la Palombelli pensa che il giornalismo italiano sia il regno della meritocrazia? Un sistema chiuso nel quale ci si spartisce il bottino dei contribuenti italiani e nel quale la tiratura dei giornali inesorabilmente scende? Questo è il modello vincente?

Nel far west che nascerebbe da una liberalizzazione selvaggia, a pagare il prezzo più alto sarebbero proprio gli ultimi arrivati.

No, sarebbe esattamente il contrario perché gli ultimi arrivati potrebbero scalzare senza tante leccagini di culi le mummie giornalistiche. Quando un settore viene liberalizzato i primi che ne traggono vantaggi sono sempre i newcomers e chi grida all’anarchia è invece chi dentro al sistema chiuso c’è già; ovviamente. Quanto leggo le espressioni “far west” o “liberalizzazione selvaggia” mi si gonfia la vena della fronte perché nove volte su dieci chi usa queste espressioni lo fa per mascherare il vuoto cosmico che si cela dietro ai suoi scritti. Andare alla radice della diversità tra loro e noi non è difficile: da una parte c’è chi vuole la centralizzazione e il coordinamento dall’alto, dall’altra c’è chi auspica la libera interazione orizzontale che crea ordine.

http://libertarianation.org/2011/11/24/ordine-signori-ordine/

Lucia Quaglino (Chicago-Blog.it): gli ordini professionali, dov’è il vero illecito?


Nuovo articolo dell’ottima Lucia Quaglino (Istituto Bruno Leoni) sugli ordini professionali.

Gli ordini professionali: dov’è il vero illecito?

Continuano le affermazioni selvagge

di Lucia Quaglino

Dopo quello degli avvocati, anche l’ordine dei medici si oppone alle offerte low cost. Secondo il presidente dell’Ordine, Giancarlo Piazza, non si può approfittare delle offerte di Groupon perché “il codice deontologico vieta l’apparentamento di un medico, l’associazione del proprio nome a soggetti commerciali”. Quali i reali motivi per contrastare le nuove proposte e chi davvero viene danneggiato da tali cambiamenti?Gli ordini nascono per assicurare elevati standard qualitativi dei servizi offerti ma, di fatto, servono anche a proteggere i professionisti, riducendo così gli incentivi a differenziarsi grazie a fama e reputazione, piuttosto che attraverso la tutela di tali ordini. D’altra parte, la garanzia di qualità del servizio dovrebbe essere assicurata, oltre che dalla moralità dei professionisti, dalla concorrenza, mediata e controllata dall’ordine civile e penale, non dalle regole soggettive degli ordini. In che modo limiti alla pubblicità, alla libera iniziativa, all’imprenditorialità e alla diversificazione dell’offerta potrebbero incidere sulla qualità non è chiaro. Mentre lo è molto il modo in cui possono pesare sugli onorari. Allo stesso modo, tutte le norme di condotta morale rappresentano giustamente un incentivo ad adottare un comportamento retto, ma la sanzione per chi non rispetta tali standard è altrettanto severa sul mercato come all’interno dell’ordine. La differenza è che al suo interno è più facile coprirle. Insomma, più privilegi che altro, come aveva già evidenziato l’Antitrust che, da un’indagine sugli ordini professionali condotta nel 2007, aveva evidenziato che emergeva “una scarsa propensione delle categorie, sia pur con positive eccezioni, ad accogliere nei codici deontologici quelle innovazioni necessarie per aumentare la spinta competitiva all’interno dei singoli comparti’’. Quanto affermato dal presidente Piazza che, di fatto, ribadisce e sottolinea il contenuto di una norma tanto consolidata quanto vetusta, conferma la loro tendenza a considerare le nuove opportunità solo un ostacolo allo svolgimento della professione. Quanto lo considerino davvero o quanto lo vogliano considerare per tutelare i loro privilegi non è dato sapere. Ma quando si preferisce mantenere regole fisse, incapaci di adattarsi alle mutate esigenze e condizioni di mercato, si tende a proteggere chi anni prima, in condizioni completamente diverse, aveva sostenuto e passato un esame, senza dimostrare che nel tempo sono stati in grado di restare aggiornati e senza dare garanzie sulle loro attuali capacità e competenze. Eppure la scelta dei 15 dottori bolognesi di lanciare nuove offerte sul web dimostra come molti medici e professionisti si sentano ormai imbrigliati da regole in cui non si riconoscono ma in cui sono costretti a stare per poter svolgere la professione: sebbene alcuni sarebbero pronti a sfruttare le nuove occasioni offerte dal mercato, la loro libertà è completamente negata e vincolata. La possibilità di scelta non esiste, se non quella di cambiare mestiere.

Lo schieramento si fa quindi sempre più netto: da una parte, i medici che svolgono la professione e cercano mezzi e strumenti per farlo al meglio; dall’altra, quanti sono impegnati a mantenere ostacoli ed attività burocratiche con costi enormi ma a tutela del loro potere, in modo assolutamente slegato dalla qualità dei servizi professionali resi. Se così non fosse, si preoccuperebbero di rendere lecita una norma che consenta la possibilità di offrire prestazioni sanitarie a prezzi allettanti. Offerta che, in tempi di crisi, è conveniente prima di tutto per i consumatori, più che per i medici.

Per risolvere questi problemi, non sarebbe comunque necessario abolire gli ordini, ma è indispensabile agire sulle due principali debolezze che a tutto fanno pensare fuorchè alla loro utilità in termini di assicurazione della qualità del servizio: la prima, è il monopolio di iscrizione, di cui i professionisti devono accettare le regole imposte, senza alternativa. Di conseguenza, nessuna facoltà di scelta neanche per i consumatori e nessuna spinta concorrenziale all’efficienza. La seconda è che i professionisti sono obbligati a iscriversi per lavorare, mettendo di conseguenza in difficoltà i nuovi entranti, soprattutto quelli giovani e inesperti. Senza considerare che l’iter per arrivare a potersi iscrivere è lungo e irto di inutili ostacoli, null’altro che inutili forme di protezione pubblica per chi già ne fa parte: come l’esame di Stato da sostenere nonostante possiedano una laurea, nient’altro che una barriera all’ingresso; o il praticantato da svolgere (quasi) gratuitamente, che rappresenta l’autorizzazione pubblica allo sfruttamento legalizzato; o, ancora, le quote di iscrizione davvero alte, che null’altro sono che un’imposta mascherata di cui, probabilmente, molti professionisti farebbero a meno. È innegabile, quindi, che ci sia una forte componente lobbistica tendente a conservare privilegi e ad astrarre rendite su cui è necessario un intervento. A tal fine, sarebbe opportuno rendere almeno volontaria l’associazione agli ordini e ridurne il potere monopolistico, consentendo l’esistenza di una pluralità di associazioni di categoria, con le proprie regole di esistenza, ammissione ed espulsione. Del resto, ridurre gli oneri e i costi per i professionisti, implica ridurli anche per i loro clienti, mentre la concorrenza non può che incentivare una migliore qualità dell’offerta. Queste sono le vere garanzie necessarie.


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