Lucia Quaglino (Chicago-Blog.it): gli ordini professionali, dov’è il vero illecito?


Nuovo articolo dell’ottima Lucia Quaglino (Istituto Bruno Leoni) sugli ordini professionali.

Gli ordini professionali: dov’è il vero illecito?

Continuano le affermazioni selvagge

di Lucia Quaglino

Dopo quello degli avvocati, anche l’ordine dei medici si oppone alle offerte low cost. Secondo il presidente dell’Ordine, Giancarlo Piazza, non si può approfittare delle offerte di Groupon perché “il codice deontologico vieta l’apparentamento di un medico, l’associazione del proprio nome a soggetti commerciali”. Quali i reali motivi per contrastare le nuove proposte e chi davvero viene danneggiato da tali cambiamenti?Gli ordini nascono per assicurare elevati standard qualitativi dei servizi offerti ma, di fatto, servono anche a proteggere i professionisti, riducendo così gli incentivi a differenziarsi grazie a fama e reputazione, piuttosto che attraverso la tutela di tali ordini. D’altra parte, la garanzia di qualità del servizio dovrebbe essere assicurata, oltre che dalla moralità dei professionisti, dalla concorrenza, mediata e controllata dall’ordine civile e penale, non dalle regole soggettive degli ordini. In che modo limiti alla pubblicità, alla libera iniziativa, all’imprenditorialità e alla diversificazione dell’offerta potrebbero incidere sulla qualità non è chiaro. Mentre lo è molto il modo in cui possono pesare sugli onorari. Allo stesso modo, tutte le norme di condotta morale rappresentano giustamente un incentivo ad adottare un comportamento retto, ma la sanzione per chi non rispetta tali standard è altrettanto severa sul mercato come all’interno dell’ordine. La differenza è che al suo interno è più facile coprirle. Insomma, più privilegi che altro, come aveva già evidenziato l’Antitrust che, da un’indagine sugli ordini professionali condotta nel 2007, aveva evidenziato che emergeva “una scarsa propensione delle categorie, sia pur con positive eccezioni, ad accogliere nei codici deontologici quelle innovazioni necessarie per aumentare la spinta competitiva all’interno dei singoli comparti’’. Quanto affermato dal presidente Piazza che, di fatto, ribadisce e sottolinea il contenuto di una norma tanto consolidata quanto vetusta, conferma la loro tendenza a considerare le nuove opportunità solo un ostacolo allo svolgimento della professione. Quanto lo considerino davvero o quanto lo vogliano considerare per tutelare i loro privilegi non è dato sapere. Ma quando si preferisce mantenere regole fisse, incapaci di adattarsi alle mutate esigenze e condizioni di mercato, si tende a proteggere chi anni prima, in condizioni completamente diverse, aveva sostenuto e passato un esame, senza dimostrare che nel tempo sono stati in grado di restare aggiornati e senza dare garanzie sulle loro attuali capacità e competenze. Eppure la scelta dei 15 dottori bolognesi di lanciare nuove offerte sul web dimostra come molti medici e professionisti si sentano ormai imbrigliati da regole in cui non si riconoscono ma in cui sono costretti a stare per poter svolgere la professione: sebbene alcuni sarebbero pronti a sfruttare le nuove occasioni offerte dal mercato, la loro libertà è completamente negata e vincolata. La possibilità di scelta non esiste, se non quella di cambiare mestiere.

Lo schieramento si fa quindi sempre più netto: da una parte, i medici che svolgono la professione e cercano mezzi e strumenti per farlo al meglio; dall’altra, quanti sono impegnati a mantenere ostacoli ed attività burocratiche con costi enormi ma a tutela del loro potere, in modo assolutamente slegato dalla qualità dei servizi professionali resi. Se così non fosse, si preoccuperebbero di rendere lecita una norma che consenta la possibilità di offrire prestazioni sanitarie a prezzi allettanti. Offerta che, in tempi di crisi, è conveniente prima di tutto per i consumatori, più che per i medici.

Per risolvere questi problemi, non sarebbe comunque necessario abolire gli ordini, ma è indispensabile agire sulle due principali debolezze che a tutto fanno pensare fuorchè alla loro utilità in termini di assicurazione della qualità del servizio: la prima, è il monopolio di iscrizione, di cui i professionisti devono accettare le regole imposte, senza alternativa. Di conseguenza, nessuna facoltà di scelta neanche per i consumatori e nessuna spinta concorrenziale all’efficienza. La seconda è che i professionisti sono obbligati a iscriversi per lavorare, mettendo di conseguenza in difficoltà i nuovi entranti, soprattutto quelli giovani e inesperti. Senza considerare che l’iter per arrivare a potersi iscrivere è lungo e irto di inutili ostacoli, null’altro che inutili forme di protezione pubblica per chi già ne fa parte: come l’esame di Stato da sostenere nonostante possiedano una laurea, nient’altro che una barriera all’ingresso; o il praticantato da svolgere (quasi) gratuitamente, che rappresenta l’autorizzazione pubblica allo sfruttamento legalizzato; o, ancora, le quote di iscrizione davvero alte, che null’altro sono che un’imposta mascherata di cui, probabilmente, molti professionisti farebbero a meno. È innegabile, quindi, che ci sia una forte componente lobbistica tendente a conservare privilegi e ad astrarre rendite su cui è necessario un intervento. A tal fine, sarebbe opportuno rendere almeno volontaria l’associazione agli ordini e ridurne il potere monopolistico, consentendo l’esistenza di una pluralità di associazioni di categoria, con le proprie regole di esistenza, ammissione ed espulsione. Del resto, ridurre gli oneri e i costi per i professionisti, implica ridurli anche per i loro clienti, mentre la concorrenza non può che incentivare una migliore qualità dell’offerta. Queste sono le vere garanzie necessarie.

2 Risposte a “Lucia Quaglino (Chicago-Blog.it): gli ordini professionali, dov’è il vero illecito?”


  1. 1 Giorgio Trenti 26 novembre 2011 alle 20:03

    http://www.aziendalisti.org ha superato l’ordine e la sua brutta copia l’associazione

  2. 2 Rino 29 novembre 2011 alle 18:14

    Dov’è il vero illecito?
    Io sono un ingegnere, e se dovessero eliminare l’ordine degli ingegneri non avrei alcun problema, forse sarebbe anche giusto. Ma qui si sta parlando di liberalizzare anche i Taxi e le Farmacie.
    C’è gente che per comprarsi un taxi o una farmacia ha ipotecato tutto ciò che aveva compreso cio che aveva la sua famiglia. Con la crisi questa gente sta soffrendo come molti altri…ma con le liberalizzazioni selvagge questa gente fallirebbe, perchè la Farmacia e/o il taxi non avrebbe più il valore che è stata pagata ed un qualsiasi iper ne aprirebbe 100-1000 con la chiusura del taxi e/o della Farmacia.
    Si vogliono liberalizzare le professioni, perchè in Italia dobbiamo avere studi professionali di avvocati giganteschi come quelli dei film americani… che belli!…, il punto è che questi studi non sono di avvocati ma di industriali che possono permettersi di abbassare inizialmente le tariffe fino a far chiudere i concorrenti, per poi rialzarle le tariffe non appena hanno sbaragliato la concorrenza. Secondo Voi una multinazionale che commercia in farmaci difende il cliente oppure il suo scopo primario è quello di lucrare?
    In Francia nel 2006 hanno raddoppiato le licenze dei taxi, ma lo stato “Serio” ha dotato di n° 2 licenze ogni tassista, e l’ha costretto a rivendere la licenza entro 6 mesi dal D.L., se ciò non fosse avvenuto, superati i 6 mesi il tassista avrebbe perso la 2° licenza.
    Uno studio di avvocati la cui maggioranza la detetiene un faccoltoso industriale, credete che difenderebbe un poveraccio accusato ingiustaente, oppure difenderebbe chi paga meglio?
    Liberalizziamo selvaggiamente…. le conseguenze le pagheranno i ns figli.
    Fatevi un giro nei paesi del bresciano, o del bergamasco ….non esistono falegnami, non esistono idraulici, non esistono radiotecni, non esistono macellerie, non esistono calzolai, non esistono piccole ferramenta, non esistono gli alimentari, non esistono le drogherie, gli elettricisti, gli idraulici, sono tutti presenti e di prorietà della grande distribuzione. Liberalizziamo così la grande distribuzione continuerà ad arricchirsi, dove i prodotti ariveranno dall’oriente ottenuti con il lavoro di minori.


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