Qui puoi trovare l’elenco delle personalita’, delle organizzazioni e dei normali cittadini che sono d’accordo con noi per l’abolizione degli ordini professionali.

Invia l’adesione tua e della tua associazione scrivendo ad aboliamo(AT)gmail.com

19 Risposte a “Adesioni”


  1. 1 valentino 5 agosto 2009 alle 00:18

    Aboliamo queste lobby di poteri senza senso e assassine sia del libero mercato, della concorrenza e dei giovani studenti che a seguito della controriforma voluta dal cnf, solo perchè pensata, una controriforma criminale e ridicola, sono decisamente umiliati e “violentati psicologicamente”.
    Io sarei pronto anche a morire pur di vedere questi 4 massoni ignoranti cadere nella loro stessa proposta…..
    Abolizione e maggiore severità all’interno del percorso universitario con la pratica che inizia durante i corsi di laurea……

  2. 2 dave 5 agosto 2009 alle 05:52

    Grazie per il tuo supporto, Valentino!

    Alla sezione “Come aiutarci” trovi tutte le istruzioni per darci una mano in questa battaglia.
    La prima strada da seguire e’ quella della diffusione del tema attraverso il passaparola, quindi se hai occasione di apporre il link di questo blog su un tuo sito web sarebbe gia’ un’ottima cosa!

    Grazie a presto

    — Davide

  3. 3 ARIANNA 19 novembre 2009 alle 16:43

    Sono totalmente d’accordo. Questa è una battaglia di grande civiltà, con risvolti economici non indifferenti, sia perchè spazzerebbe via lobby mafiose comprensive di leccapiedi e nipoti , sia perchè metterebbe in moto un mercato potenziale enorme, sia perchè le giovani leve non sarebbero costrette a sborsare quattrini.
    basta, basta, basta
    Arianna

  4. 4 dave 19 novembre 2009 alle 16:47

    Grazie Arianna per il tuo messaggio!
    Dacci una mano a diffondere le nostre idee, segnala questo blog ai tuoi contatti oppure aiutaci nei modi indicati alla sezone “come aiutarci” ( http://ordiniprofessionali.wordpress.com/come-aiutarci/ )

    — dave

  5. 5 GABRIELE 20 settembre 2011 alle 17:32

    IL DL 138/2011 MEGLIO NOTO COME DECRETO DI FERRAGOSTO, AL TITOLO II° ART. 3 CO. 5 E SS. VORREBBE INTRODURRE IMPORTANTI MODIFICHE CIRCA LA LIBERALIZZAZIONE E APERTURA ALLA CONCORRENZA NEGLI ORDINAMENTI PROFESSIONALI, MA A MIO MODESTO PARERE NON CAMBIA SOSTANZIALMENTE NIENTE: PERTANTO SAREI CURIOSO DI CONOSCERE IL PARERE DEL POPOLO DEI BLOGGHISTI. GRAZIE. GABRIELE

  6. 6 John 27 settembre 2011 alle 10:24

    Sono d’accordo con l’abolizione di queste lobby inutili e limitanti per il mercato del lavoro e la crescita del paese, oltre a risquotere un pizzo autorizzato.

  7. 7 Leonardo 30 settembre 2011 alle 09:26

    A me piace interloquire con delle persone. Il tema del blog è di assoluto rilievo per lo stato italiano e di vitale importanza per me e molti miei colleghi (architetti). Anche io (e qulcun altro …) sono per l’abolizione degli ordini professionali ed insieme a colleghi lucidi e volenterosi stiamo resistendo da anni mentre ci affanniamo a spiegare questa urgente necessità prima di tutto ai colleghi che paiono non capire (ma l’acutezza di pensiero e le capacità critiche non si acquistano automaticamente con una laurea!).
    Tanto per conoscerci un po’ io ho contatti ravvicinati con Anarchit.org ed altri colleghi molto impegnati contro le attuali norme che intendono regolamentare in modo illiberale alcune attività lavorative (non per niente sono le stesse – per architetti ed ingegneri – varate nel ventennio fascista così affezionato alle corporazioni).
    Io sono Leonardo Checcaglini, con chi sto parlando?
    Un saluto

  8. 8 Giuseppe Borrelli 11 ottobre 2011 alle 07:22

    LIberiamo il Paese dalle Lobby: Ordini, Sindacati e parassiti vari.
    Vecchi professionisti a casa a godersi la pensione e non in giro a rubare il lavoro ai giovani o seduti sulle poltrone degli Ordini a decidere chi deve entrare e chi no.
    Commercialisti, avvocati, medici, ingegneri lo si diventa con il conseguimento della laurea e con la pratica: poi decide il mercato chi deve lavorare e chi deve cambiare lavoro.
    Non devono essere i Vecchi a decidere chi può lavorare e chi no.
    Questo Paese ha un solo problema: i Vecchi che non vogliono abbandonare i posti di comando, le poltrone del potere.

  9. 10 Graziano Sabbatini 10 novembre 2011 alle 10:12

    Ma non lo sapete che le imprese, ossia il cosiddetto sacro “libero mercato”, non solo non ci pagano la tariffa minima, ma ci pagano quel che vogliono loro e non ci pagherebbero affatto se non avessero il timore dell’ ingiunzione giudiziaria “garantita” ( si fa per dire) dall’ appartenenza agli ordini professionali?

    Non lo sapete che dopo la prima abolizione delle tariffe con conseguente disattivazione delle commissioni parcelle è diventao quasi impossibile farsi pagare?

    Ma di quale liberalismo state vaneggiando se volete abolire il valore legale delle associazioni di lavoratori? Cosa ce ne facciamo di associazioni amatoriali in un paese mafioso e illegale come questo ?

    Ma a Voi chi vi da da mangiare se pretendete che si possa lavorare, quando pure si riesce, senza essere pagati ?
    Ve lo da i vostri amici de “il mercato” ?

    Ma perché dobbiamo laurearci per essere trattati come nei CallCenter? come gli immigrati?

    E’ questo che intendete per liberalismo ?
    Questo sarebbe “il lbero mercato”?
    O è schiavismo cammuffato!

    E Voi intelligenti radicali, quando vi deciderete a mettervi a lavorare e a fare politica solo nel tempo libero?
    Non vi rendete conto di distruggere i principi di cui vi fate vanto?

  10. 11 Santo Mazzotti 26 novembre 2011 alle 18:49

    Gli ordini professionali non servono a tutelare gli interessi economici dei propri iscritti, ma a tutelare.gli interessi economici dei loro consigli direttivi e rispettivi entourages, a scapito della massa di professionisti “peones”, che sono costretti ad iscriversi “per legge” e che hanno solo la funzione di versare l’esosa quota annuale d’iscrizione.
    Perchè i politici finora hanno sempre ascoltato, in tema di eventuale abolizione degli ordini professionali, solo il parere dei rappresentanti delle caste dirigenti degli ordini professionali stessi e non quello della massa dei forzatamente iscritti, presi in giro e sfruttati da quelle? Forse perchè “casta non mangia casta”?
    Si provi a togliere l’obbligatorietà dell’iscrizione agli ordini professionali e si vedrà quanti professionisti poi rimangono iscritti!
    La fonte a cui ho fatto riferimento per comporre il mio commento è l’esperienza della mia trentacinquennale iscrizione forzata all’ordine degli architetti.

  11. 12 Mirka 3 dicembre 2011 alle 19:21

    Buonasera,
    volevo fare una riflessione in merito ll’ordine degli avvocati. io vorrei che la liberalizzazione avvenisse sia per l’accesso alla professione (senza un esame di stato) sia per quanto riguarda l’iscrizione all’Ordine e alla relativa Cassa (che è un vero salasso). Detto ciò, vorrei far presente l’incoerenza delle cose. Ad OGGI, un neo laureato, dopo un anno di pratica (e quindi dalla laurea) può patrocinare con i noti limiti addirittura aprendo, se lo ritiene, propria partita iva. Dopo sei anni da quel giorno in cui ha ottenuto il patrocinio, se non supera l’esame di stato non può fare più nulla, assolutamente nulla. L’incoerenza sta nel fatto che sei anni dopo, il p.avv. può sapere solo di più di quanto sapeva sei anni prima. Non certo, di meno. Ritengo quindi che sarebbe coerente e auspicabile che almeno il limite dei sei anni (pur restando il limite sul valore e le materie trattabili) venisse eliminato. Vorrei vi facese portavoci di questa mia considerazione. E a che punto sta il movimento? Cosa posso-posiamo afre concretamente perchè questo progetto si realizzi?

  12. 13 aleandro 4 dicembre 2011 alle 22:16

    Monti predica bene ma razzola male. Nel 2005 addirittura si era sbilanciato affermando che era impensabile avere sviluppo senza abolire il valore legale dei titoli di studio.

    Oggi nella manovra lacrime e sangue non si vede traccia di liberalizzazioni. Tutti i privilegi dei presidenti degli ordini e dei manipoli di massoni che vi girano intorno sono rimasti intatti.

    Nessun paese europeo mette attualmente barriere alle professioni.

    Prepariamoci alla bancarotta e ad una situazione da Argentina.

    (Vorrei segnalare che l’indirizzo aboliamo(AT)gmail.com non è cliccabile e forse non funzionante con i maggiori client di posta. Rendetelo funzionale per cortesia.)

  13. 14 Argo 12 dicembre 2011 alle 10:47

    Salve a Tutti,

    sono un “giovane” (26 primavere già alle spalle) ragazzo che è, ob torto collo, alle prese con il diktat dell’iscrizione all’albo professionale dei giornalisti, sezione pubblicista.

    Come è facile comprendere, questo argomento mi “tocca” particolarmente.

    Di spirito Liberale, non ho mai visto di buon occhio le imposizioni ma proprio in riferimento all’iscrizione all’abo dei giornalisti, si sfiora l’assurdo.

    Sostanzialmente in ogni regione il relativo ordine gode di un’ampia autonomia.

    Cosa voglio dire?

    Che i requisiti minimi per avviare la pratica cambiano:

    - mentre in Sicilia viene richiesta la presentazione di almeno 60 articoli nell’ultimo biennio di attività svolta,
    il fortunato aspirante Lombardo ne deve presentare 40;

    - mentre in lombardia l’eroico ragazzo che voglia intraprendendere questa professione, alla cupola Lombarda dei pubblicisti versa un quota complessiva (marca da bollo, tasse, versamento a pratica ultimata ed eventuale quota annuale) di euro 388,62 ( non vengono considerate in questa quota le spese “vive”: fotocopie, raccomandata con ricevuta di ritorno, etc..), l’eroe campano dovrà versane, di euro, 422.62 per poi giungere al facoltoso Siciliano che, di monete europee, ne dovrà versare 582, 62.

    Per chi abbia la pazienza di visionare i vari ordini regionali, si accorgerà di come le differenze siano molteplici.-in alcune regioni è richiesto un vero e proprio esame, in altre un semplice colloquio, in altre ancora nulla ( basta presentare la pratica).

    Ora,
    mi chiedo,

    CUI PRODEST?

    A chi giova una situazione del genere?
    prechè così tante differenze?
    Dove sta l’utilità alla res publica di questo stato di cose?

    Intendiamoci,
    per quel che mi riguarda non si dovrebbe puntare all’abolozione degli ordini professionali ma si dovrebbe rendere facoltativa l’iscrizione.

    Per come lo intendo io l’ordine dovrebbe fungere da garante della professionalità: poi starà al datore di lavoro, nella sua libertà, decidere di assumere un giornalista, un commercialista, con senza tesserino.

    Concordo anche con l’esame richiesto per alcune categorie professionali: ma in questo caso il discorso giunge ad un grado più generale, i cui criteri di orientamento non sono più quell’ corporativisti, dell’italia comiunale, dove si difende a spada tratta il proprio piccolo orticello.

    Sarebbe bello, un giorno, vivere in un’Italia dove si possa respirare veramente etica pubblica.
    Sarebbe bello,
    un giorno,
    non passare per utopista parlando di res publica.
    Sarebbe bello,
    un giorno,
    rivolgermi al mio grande maestro ( ahimè solo idealmente)
    Montanelli e dirgli che quella Patria nata dalla fantasia di pochi sognatori si è finalmente realizzata…
    Vorrei un giorno parlare di Patria e non avere anche io il rimpianto di una Patria.

  14. 15 roberto 30 dicembre 2011 alle 09:41

    Mi è piaciuta l’affermazione di un giovane professionista che ha giustamente considerato le quote associative degli Ordini professionali un Pizzo legalizzato. Ebbene si!!!è un Pizzo legalizzato con introiti di reinvestimento del capitale totalizzato che potrebbe risanare la recessione economica e riportare lo Spreed a zero.L’abolizione degli ordini professionali è una priorità non tanto per liberalizzare il mercato ma più per evitare una isurrezione o sommossa professionale contro interessi corporativi che hanno accumulato incenti ricchezze economiche di pochi eletti,Universitarie,di monopoli sul mercato delle aziende farmaceutiche etc.Oramai il popolo sà e non tace!!!!Anche Monti sà!!!potrebbe spiegarlo con il caso del San Raffaele e dell’Empam.

  15. 16 Andrea 8 gennaio 2012 alle 21:43

    Sono d’accordo sull’eventuale abolizione degli ordini e sulla liberalizzazione delle attività professionali in quanto, in tal modo, si potrebbe stimolare la concorrenza del mercato del lavoro in quella che viene definita da decenni la “SOCIETA’ DELLA CONOSCENZA”. Proporrei inoltre che l’esame di laurea abbia la stessa valenza abilitante di esame di stato, in quanto contraendo i tempi di accesso alle professioni regolamentate, ciò razionalizzerebbe l’iter di accesso al mercato del lavoro per i giovani laureati che, sul campo, maturerebbero la necessaria esperienza da subito! Una ulteriore proposta, mi sento di dire, potrebbe essere quella di rendere più flessibili le trattazioni di alcuni saperi professionali, in particolare quelli riferiti alle professioni umanistiche che, per le argomentazioni professionali trattate, spesso connotano confini professionali sovrapponibili, oggetto di denunce per esercizi abusivi professionali, ricorsi legali, sentenze e quant’altro che creano turbative al mercato del lavoro e una fase di stallo relazionale: l’assoluta flessibilità stimolerebbe, anche tra questi saperi, la concorrenza del mercato e, conseguentemente, l’economia del paese. Distinti saluti.

  16. 17 folkeuropa 17 gennaio 2012 alle 09:00

    Sono d’accordo sull’abolizione degli ordini e sulla liberalizzazione delle attività professionali.
    Sono un traduttore e mediatore linguistico e culturale.
    Dopo laurea linguistica all’estero, dopo laurea linguistica in Italia, dopo 20 anni di prattica, secondo voi, devo fare l’esame insieme con20-enne al livello regionale per iscrivermi nell’Albo o nella associazione dei traduttori (AITI) …Ma stiamo scherzando.
    Perchè lavorano solo i stagisti traduttori? E conseguenze chi li paga o pagherà? Nella cultura le conseguenze arrivano lentamente e con il ritardo ma sicuramente.
    Perchè nelle cooperativi socilai e culturali lavorano i mediatori linguistici e culturali senza neanche lo studio, ma solo dopo un corso settimanale o mensile al pagamento.
    Tre anni sto cercando un lavoro di mediatore culturale/interculturale. In provincia di Milano non ho mai trovato un concorso pubblico o un posto libero, ma solo i corsi settimanali o mensili e pure devo pagare sempre una ciffra più di 800 euro per lavorare ogni tanto. L’ultimo anno ho guadagnato solo 109 euro, cioè lavoro saltuario.
    Perchè non si da possibilità per i progetti individuali?
    Perchè un professionista deve dipendere da un’associazione, albo o un cooperativa?
    I progetti chi li paga?
    I soldi dai progetti europei dove vanno?
    I nostri curriculum e i nostri dati nelle agenzie di lavoro, nelle associazioni, albi, cooperativi a chi servono?
    Senza i membri si può vincere un progetto e ser no perchè?
    Unione per lavoro e individualismo nella vita?
    Non è cosi?

  17. 18 Giovanni 26 gennaio 2012 alle 17:24

    Sono d’accordo sull’abolizione degli ordini e sulla liberalizzazione delle attività professionali. Lavoro da decenni come cineoperatore, ho realizzato documentari e reportage e non posso considerarmi giornalista perchè un Ordine ha blindato questa professione che in nessun Paese d’Europa è così protetta. Chiudere l’Ordine dei giornalisti, subito!

  18. 19 Riccardo Rastrelli 23 marzo 2012 alle 12:04

    Non riesco a mandare la mia vicenda, mi rispondete con una mail valida?

    Ing Riccardo Rastrelli
    Vle kennedy 10 10040 leini (to)


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