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Studenti Luca Coscioni – No ai privilegi degli Ordini Professionali

Controriforma degli Ordini. Ma quali Ordini?


di Dario Vese

“I rappresentanti degli ordini intervenuti hanno manifestato la loro adesione all’intenzione riformatrice, evidenziando la necessità che gli ordini siano garanti della qualità del prodotto professionale e divengano i primi tutori degli interessi dei consumatori”.
Queste le parole del Ministro Angelino Alfano.
In questi giorni infatti più che mai è stato evidente come l’impostazione corporativa del ddl sugli avvocati in discussione al Senato, che prevede proprio oggi l’intervento del Ministro, abbia varcato i suoi confini e sia passata a infettare tutte le altre professioni regolamentate, con l’aggravante dell’ulteriore spaccatura tra professioni “ordinistiche” e professioni non regolamentate.
Tutto ciò va nel senso dell’interesse collettivo?
Evidentemente no. L’ordine svolge un ruolo protettivo per gli iscritti ma non utile alla collettività.

Ritorno dei tariffari minimi, il no al patto di quota lite, l’accordo in base al quale l’avvocato è pagato in percentuale, una volta vinta la causa, e un giro di vite sul libero mercato con la favola che tutto ciò servirebbe a tutelare i giovani quando è vero l’esatto contrario perché impedisce concorrenza e merito, frenando coloro i quali ad esempio sarebbero disposti a rischiare.
Il mercato infatti espellerebbe subito gli incapaci, così a tutela del consumatore; gli ordini, invece, vantando la garanzia dell’aggiornamento professionale si fanno espressione di una casta di matrice protezionistica, che in realtà non solo non espelle nessuno ma blocca persino l’accesso.
Ancora una volta siamo alle solite, una politica tanto pervasiva quanto deludente abbinata ad un rinnovato immobilismo privilegiato e protetto delle “libere” professioni, siamo il Paese del “particulare” avrebbe ribadito il Guicciardini.

La riforma, per Repubblica, è “scritta dall’Ordine, sostenuta nelle commissioni dai tanti avvocati-parlamentari e nel governo dall’avvocato-ministro Alfano”.
Ed allora, si tratta sempre della solita ubiquità dei poteri? Politici dentro cordate economiche, èlite economiche che sconfinano in Parlamento, come del resto accade alle èlite professionali di essere componenti di disegni e riforme economiche e politiche. Una cultura di vertice statalista-assistenziale che produce l’infeudamento con rispettive reti ambigue tra ordini professionali e politica, evidenziando la prevalenza di network trasversali di circoli di potere dotati di un’ampia varietà di rendite posizionali. Privilegi e concessioni esclusive. Un deserto di merito in cui si muovono, con logiche onnivore e feroci, le vecchie-nuove èlite, ambiguamente ascrivibili sia alla politica sia al mondo degli interessi più o meno costituiti.

Viene in mente Charles Handy quando indica, come paradosso dell’io, la coesistenza di due voci, che si rivolgono all’attore sociale: “Una voce ci esorta a scoprire il nostro vero io, a essere padroni del nostro destino e, nel pieno rispetto dei diritti degli altri, a non rinunciare al diritto ad essere fedeli a noi stessi. Una seconda voce è quella della segreteria della conferenza alla quale partecipiamo che dice: “A cosa siete associati? Chi rappresentate?”
Nel nostro caso, l’aspetto singolare e inedito di questo dualismo è che il secondo scenario è rappresentato da un sistema, corporativo, che genera e legittima il panpoliticismo all’italiana.
Ed ancora, Edward Banfield, quando in un’indagine su un paese della Basilicata, creò il termine “familismo amorale”, per riassumere l’ethos degli abitanti del paese, incapaci di agire per il bene comune per qualsivoglia fine, che trascendesse l’interesse immediato della famiglia nucleare. In termini completamente diversi, si può dire che in questo modo la riforma legittimi un “professionismo amorale”.
Professionisti, appartenenti ciascuno ai propri segmenti, devono qualificare continuamente la propria professionalità, all’interno di un sistema protettivo e coercitivo. Questa ricerca e il framework, che la legittima, sono amorali solo nel senso che diventano fine primario ed esclusivo.

http://studenticoscioni.it/?p=835

Manifestazione contro l’antiriforma forense, in campo anche gli Studenti Luca Coscioni


Sabato 28 novembre si terrà a piazza Navona la manifestazione nazionale indetta dall’Unione Giovani Avvocati italiani per dire NO alla controriforma forense approvata dalla Commissione Giustizia del Senato. Aderiscono all’iniziativa Libertiamo e gli Studenti Luca Coscioni.

“Il ddl Mugnai è l’ennesimo tentativo di proteggere una corporazione dalla concorrenza e dal merito” – afferma Annalisa Chirico, segretaria degli Studenti Luca Coscioni e membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani – Un testo dettato dal Consiglio Nazionale Forense, che respinge la logica del mercato per salvaguardare esclusivamente gli interessi degli insider. In un Paese che, in base ai dati OCSE, è al 26° posto quanto a regolamentazione complessiva della professione di avvocato. Peggio di noi fa solo la Turchia “.

“A pagare le spese di questa riforma – continua la Chirico – sono i consumatori e i giovani, per i quali l’esame di abilitazione diventa più difficile, non si prevede alcun compenso per i praticanti e le opportunità di crescita professionale sono praticamente nulle. Antonio Catricalà ha giustamente parlato di una guerra dei vecchi contro i giovani”.

Gli Studenti Luca Coscioni hanno sostenuto già a luglio il ddl per la liberalizzazione degli ordini professionali presentato da Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl e presidente di Libertiamo.

Per Piercamillo Falasca, vicepresidente di Libertiamo, “il tentativo in atto al Senato di realizzare una controriforma della professione forense si muove in direzione opposta all’esigenza, particolarmente importanti in una fase di crisi, di creare opportunità di lavoro per i giovani, di consentire loro di svolgere la professione per cui hanno studiato: se il Parlamento non vuole – ancora una volta – essere percepito come un luogo distante dalle aspettative dei giovani, rinunci al tentativo da azzeccagarbugli del Consiglio Nazionale Forense di chiudere l’accesso alla professione”.

http://studenticoscioni.it/?p=566

Studenti Luca Coscioni: Apriamo gli Ordini professionali con la disobbedienza civile!

Studenti Luca Coscioni

Grandissima iniziativa radicale nonviolenta degli Studenti Luca Coscioni e di Annalisa Chirico che hanno deciso di sfidare apertamente le lobby partitocratiche degli ordini professionali:

DISOBBEDIENZA CIVILE CONTRO GLI ORDINI PROFESSIONALI

E’ stato depositato alla Camera dei Deputati il ddl per la liberalizzazione degli Ordini professionali. Il primo ddl che nasce su Facebook dal gruppo “Io non voglio il posto fisso, voglio guadagnare”. All’iniziativa, promossa da Libertiamo, hanno aderito gli Studenti Luca Coscioni. “Aprire gli ordini professionali è una priorità indifferibile” dice Annalisa Chirico, segretaria degli Studenti Luca Coscioni “Il ddl Mugnai è la “controriforma” delle professioni. Un ddl dettato dal Consiglio Nazionale Forense. Il nostro ddl, nato sul web, introduce alcuni cambiamenti importanti, soprattutto per i giovani: il praticantato può iniziare già durante gli anni di università per anticipare l’ingresso nel mondo del lavoro; viene abolito l’esame di abilitazione per diventare avvocati o commercialisti”.

La Chirico riporta il caso di Gennaro d’Andria, avvocato specializzato in Antitrust, che confessa di aver svolto un praticantato “più o meno fittizio” essendosi recato all’estero per imparare il tedesco. E oggi che è un professionista affermato, ai corsi di formazione obbligatori forniti dall’Ordine ha preferito attività alternative all’estero. D’Andria si è autodenunciato. “Mi sono rivolto al Presidente dell’Ordine – dice d’Andria – affinché i crediti richiesti mi vengano ugualmente accreditati sulla base delle attività che ho scelto in autonomia. Rivolgo un appello a tutti quei giovani avvocati, che vogliono contrastare il sistema che di fatto si è imposto. La “controriforma” è già in atto. Scegliamoci da soli le attività che riteniamo più professionalizzanti in base ai nostri interessi e alla nostra personalità. Solo così il sistema può cambiare da dentro”.
“Se gli Ordini fossero associazioni private, senza obbligo di iscrizione nè vincoli di esclusiva, si innescherebbe una logica di concorrenza a vantaggio dei giovani e dei consumatori. Un Ordine, che difende pervicacemente le tariffe minime obbligatorie, difende gli interessi specifici degli insider, di quegli avvocati che fanno consulenza a enti pubblici e a grandi imprese. Il caso d’Andria deve essere d’esempio per tanti che non si sentono rappresentati dagli Ordini – dice Annalisa Chirico – Disobbediamo alle regole che riteniamo ingiuste! Il cambiamento deve venire anche dall’interno”.


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