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B.DELLA VEDOVA: PROFESSIONI, NON CONSERVIAMO LO STATUS QUO

Riportiamo una dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato Libertiamo – Pdl:

Professioni: riforme per modernizzare economia, non difesa status quo

Dichiarazione di Benedetto Della Vedova:

“Il ministro Alfano fa bene a sottolineare la necessità di riforme per il mondo delle professioni, ma è altrettanto necessario che tali riforme imprimano una svolta modernizzatrice all’economia italiana e non si risolvano nel mero accoglimento delle istanze degli ordini.

Agli ordini va riconosciuto un’ampio spazio di autoregolamentazione e non va imposta una selva di divieti ed obblighi, come sottolinea Alfano. Tuttavia, la diffidenza nei confronti della concorrenza e della pubblicità, così come la netta separazione tra professioni regolamentate e non regolamentate, frena la capacità dei nostri professionisti di competere sui mercati internazionali, dove prevalgono studi interprofessionali di grandi dimensioni.

A partire dalla riforma della professione forense in discussione al Senato, dobbiamo porci come obiettivo l’ampliamento degli spazi d’iniziativa – anche imprenditoriale – dei professionisti. Ma è opportuno non cadere nell’errore di voler tutelare i professionisti salvaguardando lo status quo, magari erigendo nuove barriere all’ingresso dei più giovani, con il rischio che molti di questi scelgano poi la via dell’estero”.

http://www.libertiamo.it/2010/04/06/professioni-della-vedova-riforme-per-modernizzare-economia-non-difesa-status-quo/

Libertates.com: Ordine degli Avvocati, ritorno al Medioevo

Segnaliamo quest’interessante articolo tratto dal Libertates.com, il sito web dei Comitati Per Le Liberta’.

Ordine degli Avvocati; ritorno al passato, o meglio al medioevo

Mercoledì 23 Dicembre 2009

L’Ordine degli Avvocati ha proposto l’instaurazione del “numero chiuso” per gli avvocati.
Non paghi di battersi per la perpetuazione degli Ordini professionali (cui è obbligatoria l’iscrizione per diverse categorie come medici, farmacisti, avvocati, giornalisti, notai pena l’impossibilità d’esercitare la professione) ora viene proposto il “numero chiuso” per l’esercizio della professione: ovvero gli avvocati stessi decidono quanti possono esercitare in una certa località.

Ma gli Ordini sono istituzioni di cui non si comprende l’utilità in un paese moderno: infatti, per tutelare gli interessi di coloro che esercitano una professione esistono i sindacati di categoria e per tutelare i cittadini garantendo loro che chi esercita una professione abbia i requisiti minimi richiesti (studi, solidità finanziaria, credibilità eccetera) esistono gli albi professionali a cui devono iscriversi coloro che vogliono esercitare una professione. Dunque, a maggior ragione non si comprende questa proposta: un ritorno alle gilde medievali che decidevano il numero e la qualifica di coloro potessero iscriversi, le relative tariffe e le regole per impedire la concorrenza reciproca.
In realtà lo scopo di questa proposta è lampante: tutelare una categoria dagli effetti della concorrenza attraverso un monopolio.

I Comitati hanno da sempre sostenuto che solo un libero mercato, attraverso la trasparenza dell’offerta e la concorrenza tra i singoli operatori può garantire all’utente (cioè al cittadino) un costo e un servizio il più possibile privo dei costi aggiuntivi, conseguenti alle inefficienze tipiche di un mercato opaco, regolato da leggi protezionistiche e appesantito da rendite di posizione.
Abbiamo constatato tutti quanto l’abolizione di tariffe, prezzi e concorrenza (o meglio mancata concorrenza) garantiti per legge possa abbattere i costi (basta vedere quanto successo nei trasporti aerei). Evidentemente la lobby di avvocati e notai nel Parlamento italiano non solo riesce a resistere, ma addirittura a reiterare la richiesta di far pagare ai cittadini rendite di posizione monopolistiche.

Fonte: http://www.libertates.com/it/commenti/388-ordine-degli-avvocati-ritorno-al-passato-o-meglio-al-medioevo.html

Libertiamo.it: Si aiutano i giovani solo con la liberalizzazione delle professioni

Aiutare i più giovani? Liberalizzando le professioni!!!

Lo sostiene Luca Bolognini, portavoce nazionale di Coalizione Generazionale Under 35, su Affaritaliani.it.

“Difendo una linea tesa a “slegare” il lavoro autonomo da catene arrugginite, sulla quale rifletto da anni e mi sono confrontato con professionisti di ogni età e provenienza (anche stranieri, certo, e naturalmente non tutti d’accordo con me), arrivando a maturare una precisa convinzione a favore del libero mercato professionale e una discreta fiducia nella capacità delle persone – addette ai lavori e non – di comprenderne a fondo il perché”.“Non do retta – scrive Bolognini – a chi sostiene che la chiusura e la limitazione dell’accesso alle professioni garantirebbero un migliore mercato ai più giovani. Circola infatti questa “favola” negli ambienti di chi difende tentativi di conservazione o, dal mio punto di vista, peggio, di riforma in senso contrario (escludente) delle professioni.”

“Con l’iniziativa “Liberiamo il Lavoro” – continua ancora l’autore dell’articolo, riferendosi alla campagna lanciata dal gruppo Facebook “Io non voglio il posto fisso, voglio guadagnare” – abbiamo disegnato e presto presenteremo in Parlamento, grazie all’apporto di alcuni Deputati “illuminati”, un testo di riforma – in senso liberale – il più possibile strutturale (e tuttavia chirurgica) delle professioni in Italia, dedicando una particolare attenzione a farmacisti, notai, avvocati e commercialisti. Il ddl, intervenendo con emendamenti e integrazioni delle leggi vigenti (es. Decreto Bersani II, Finanziaria 2008, ecc.) conterrà abrogazioni di oneri a carico dei cittadini e significative innovazioni mirate a rivedere radicalmente il sistema delle professioni in Italia. Il bello è che non siamo soli nella battagli né “vox clamantis in deserto”: l’Autorità Antitrust si è più volte schierata a favore di una riforma che liberi le professioni”.

Nel suo intervento Bolognini elenca le misure contenute nel progetto legislativo: “l’abolizione del valore legale del titolo di studio, la cancellazione dei limiti agli accessi a vari Ordini e degli impedimenti all’attività imprenditoriale da parte dei professionisti (società di capitali, minimi e massimi tariffari, pubblicità, esclusività delle partecipazioni sociali, rappresentanza in giudizio, incompatibilità tra esercizio del commercio ed esercizio delle professioni, nonché tra queste ultime e l’esercizio della professione di giornalista), l’assegnazione agli uffici pubblici di numerose funzioni finora riservate ai notai, l’apertura del mercato farmaceutico, l’eliminazione del regime dei minimi contributivi previdenziali per i professionisti (problema assai sentito dalle nuove generazioni). Il ddl introduce inoltre un’agevolazione per i lavoratori autonomi più giovani, e prevede un’imposta sostitutiva dell’imposta sui redditi e delle addizionali regionali e comunali pari al dieci per cento per chi rispetti i requisiti del regime dei minimi e abbia meno di 35 anni d’età.”

“Insomma, faremo la nostra parte – conclude l’esponente di Coalizione Generazionale – per non lasciare l’iniziativa legislativa solo nelle mani di chi difende l’ulteriore chiusura del mercato (…) e di chi spera d’arginare il mare della globalizzazione dei servizi con misure anacronistiche, corporative, di certo in buona fede ma del tutto inadeguate. Io penso a chi oggi ha meno di quarant’anni, pochi soldi e molte competenze, il mondo in casa, le nuove tecnologie nel sangue e non può né vuole permettersi velleità “signorili” tipiche di secoli andati”

http://www.libertiamo.it/2009/05/19/aiutare-i-piu-giovani-liberalizzando-le-professioni/


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