
Interessante articolo di Pietro Ichino sulla controriforma Alfano, pubblicato da LaVoce.info
LIBERE PROFESSIONI IN LIBERTÀ VIGILATA
Blog per l’abolizione della schiavitu’ moderna e per liberta’ di scelta nel mondo del lavoro

Interessante articolo di Pietro Ichino sulla controriforma Alfano, pubblicato da LaVoce.info
LIBERE PROFESSIONI IN LIBERTÀ VIGILATA
Le lobbies degli avvocati cercano nuovamente di far passare la controriforma forense voluta dal ministro Angiolino Alfano. Per fortuna Oscar Giannino e Chicago-blog.it non ci stanno!
di Oscar Giannino
Hai voglia a far convegni sugli ordini professionali che andrebbero a)- aboliti b)- quanto meno inibiti dall’assumere misure norme deonotologiche e provvedimenti restrittivi della concorrenza ed espressione del cartellob “un albo a ciascuno per una vita garantita”. I presidenti e dirigenti degli ordinidi solito ti respingono dicendo che non capisci, che gli ordini sono pilastri esseniali e insostituibili e che se poi continuano a proliferare una ragione ci sarà, e che solo dei pazzi malintenzionati affetti da virus ideologico mercatista li scambiano per combriccole anticoncorrenziali. Tanto per aver conferma che non siamo malati noi ma il male sono loro, l’ennesima nostra sconfitta.
Il Senato della Repubblica nella seduta di ieri 20 ottobre ha approvato, nel corso dell’esame e della discussione del testo sulla nuova disciplina della professione forense, il testo emendato dell’art. 12 della citata normativa che prevede la vincolatività e l’inderogabilità dei minimi tariffari ed il divieto del patto quota-lite, mentre i massimi possono essere derogati con accordo redatto per iscritto a pena di nullità.
Non so dire se occorra più incazzarsi con politici imbecilli, oppure complimentarsi con la lobby forense che tornando alle tariffe minime taglia le gambe a chi crede che il prezzo sia un’arma ancor più necessaria, in un mercato saturo di avvocati – sia detto senza offesa per nessuno in particolare – mantenuti della giustizia tardigrada e inefficiente.
http://www.chicago-blog.it/2010/10/22/vergogna-la-lobby-forense-si-ricompra-il-parlamento/
Ogni tanto una bella notizia per fortuna…
Questa ci arriva da Donatella Poretti, senatrice Lista Emma Bonino – PD, che dal Senato ci segnala che la controriforma forense voluta dal ministro della giustizia Angelino Alfano e dal Governo Berlusconi IV sta traballando ed incontrando i primi guai, con una forte opposizione da parte dell’aula parlamentare.

di Donatella Poretti
Fino ad oggi la legge di riforma dell’avvocatura aveva avuto un iter condiviso in commissione, ma arrivato in aula, fin da subito ne abbiamo denunciate le criticita’: una controriforma che limita l’accesso alla professione, non favorisce la concorrenza e il consumatore, entra in contrasto con la normativa comunitaria su tariffe, pubblicita’, societa’ multidisciplinari e accesso alla professione.
Dopo il parere della Commissione Bilancio, negativo su buona parte della legge chiedendone la modifica in particolare sulla complessa macchina facente capo al Consiglio nazionale forense, tanto da chiedere di aggiungere all’ultimo articolo una “clausola di invarianza finanziaria riferita all’intero disegno di legge”, i lavori dell’aula sono stati sospesi. L’aula riprendera’ domattina l’esame degli oltre ottocento emendamenti, ma forse la sera portera’ consiglio e confidiamo che l’intero testo torni in commissione Giustizia dove finalmente possano essere prese in considerazione le tante voci critiche e i tanti appunti fatti a questa controriforma, a partire dalle segnalazioni dell’Antitrust fino alla necessita’ di rendere il testo compatibile con la normativa europea.
Registriamo, inoltre, con soddisfazione il successo dei nostri emendamenti: messi su Internet (siti: Donatellaporetti.it; Radicali.it; Aduc.it, facebook opposizione alla controriforma forense) sono stati ripresi in blocco dal gruppo Mpa e depositati per l’aula, una clonazione che confidiamo sia fruttuosa anche nell’opporsi al testo!

di Carlo Stagnaro
Il governo sta preparando la controriforma delle professioni? Il percorso avviato con gli Stati generali giovedì scorso rischia di tradursi in un preoccupante indietro tutta rispetto alle pur timide innovazioni innescate dalle lenzuolate di Pier Luigi Bersani (in particolare l’abolizione dei minimi tariffari e del divieto di pubblicità). L’iniziativa del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, muove da un problema reale, a cui rischia di offrire una risposta sbagliata.
E’ senza dubbio vero che i professionisti hanno pagato più di altri il costo della crisi, ed è vero che manca una legge quadro sulle professioni che le regolamenti in modo efficace e coerente. Tuttavia da queste premesse non segue necessariamente una bocciatura della parziale liberalizzazione che, pochi anni fa, ha investito le professioni. Piuttosto è vero il contrario. Anzitutto è importante capire dove c’è concorrenza, e dove no. Secondo l’Indice delle liberalizzazioni dell’istituto Bruno Leoni, il settore delle professioni intellettuali è liberalizzato al 54 per cento rispetto al paese più avanzato d’Europa, ossia la Gran Bretagna. In particolare, pesano le barriere normative e regolatorie all’avvio dell’attività professionale, che danneggiano soprattutto i giovani e gli outsider.
Viceversa, esse garantiscono i professionisti mediocri. In questa prospettiva, le norme più discutibili sono proprio quelle su tariffe minime e divieto di pubblicità le une apertamente rivendicate da Alfano, l’altro chiesto a gran voce dagli avvocati. Infatti, un rapporto del britannico Office of Fair Trading nega l’esistenza di alcuna evidenza empirica a sostegno di quelle misure. Ugualmente, un Working Paper della Banca d’Italia sottolinea che, se anche la maggiore concorrenza indebolisse gli incentivi per i professionisti (e non è così), il danno può essere compensato dall’ampliamento dell’offerta. Nell’ottica dell’efficienza del sistema paese, insomma, la competizione non può che avere conseguenze positive sulla qualità del servizio, sulla libertà di scelta dei consumatori, e in ultima analisi sulla crescita del paese. E’ quindi debole la tesi sostenuta da Alfano sul “Sole24Ore” di venerdì scorso: il settore delle professioni è caratterizzato da un’asimmetria informativa: i professionisti dispongono di un elevato livello di competenze tecniche che i consumatori non necessariamente possiedono, cosicché questi ultimi incontrano difficoltà per valutare la qualità dei servizi loro forniti. Le asimmetrie informative stanno virtualmente ovunque. Persino quando andiamo dal macellaio, solo il venditore sa se la carne che ci sta cedendo è veramente fresca. Questo dovrebbe indurci a chiedere la creazione dell’ordine dei macellai? Evidentemente no. Infatti, la concorrenza e la pubblicità delle informazioni sono gli strumenti più affilati di cui il consumatore può valersi.
La sensazione, semmai, è che il governo abbia scelto di percorrere una scorciatoia politica dove avrebbe dovuto, invece, imboccare l’autostrada delle riforme. L’esecutivo vuole compiacere una massa di persone (si stima che i professionisti siano circa due milioni) che ritiene elettoralmente appetibili. Come spesso accade, per giunta, si è creato un effetto ottico in virtù del quale l’ala più estremista parla a nome di tutti. Così, il centrodestra pare appiattito sulle posizioni degli avvocati, che un parlamentare intelligente e indipendente della maggioranza, Giuliano Cazzola, ha descritto come i metalmeccanici dei professionisti. Dietro questa tattica si staglia un duplice errore strategico. Da un lato, il governo rischia di alienarsi le simpatie di un numero ben più ampio di elettori, che soffrono le angherie e le difficoltà figlie di un contesto anti-competitivo. Dall’altro, un investimento nell’immediata soddisfazione delle pretese dei professionisti potrebbe rivelarsi controproducente per gli stessi professionisti che verrebbero protetti a oltranza, e quindi finirebbero per trovarsi prima o poi spiazzati dal vento della concorrenza che, inesorabilmente, continuerà a soffiare da Bruxelles. La reale opzione per i professionisti non è se cambiare, ma quando. Più il cambiamento viene rimandato, più i costi di aggiustamento cresceranno. Da parte sua, Alfano fa bene ad ascoltare le richieste dei professionisti, se ha in mente di riformare il settore. Ma ascoltare e obbedire sono due cose diverse.
Da Il Fatto Quotidiano, 21 aprile 2010

di Lucio Scudiero
Se c’era un dubbio, uno solo, anche minimo, su quale fosse l’idea di riforma delle professioni frullante nella testa di Alfano, oggi, dopo gli Stati Generali di giovedì (e qualcuno mi trattenga dal paragonarli ad una Camera molto in voga una settantina di anni fa), non c’è più.
C’erano venti ordini professionali, riuniti al ministero della Giustizia, per tracciare le linee programmatiche di quella che sarà la futura e futuribile ( chissà se hanno pensato a farla pure “futurista”) riforma delle professioni. Un accordo “piombato” principalmente sul niet al divieto di minimi tariffari e sulla restrizione dei criteri di accesso agli ordini (“Mai più si entrerà in un Ordine senza esame di Stato” ha tuonato il Guardasigilli), che oggi ospitano più di due milioni di iscritti in grado di produrre il 12,5% del Pil.
E’ evidente, dunque, come l’impostazione corporativa del ddl sugli avvocati in discussione al Senato abbia travalicato i propri confini e sia passata ad ispirare la politica dell’arroccamento di tutte le altre professioni regolamentate.
La giornata di giovedì, in aggiunta, ha ufficializzato un’ulteriore spaccatura tra il mondo delle professioni “ordinistiche” e quello delle professioni non regolamentate, del quale – si stima – farebbero parte circa tre milioni e mezzo di lavoratori indipendenti, spesso partite Iva con contratti parasubordinati, quasi sempre “avamposti” dell’innovazione e della sperimentazione interdisciplinare, sicuramente intercettori delle tendenze dei mercati, nel bene e nel male (e qui si legga: crisi economica).
Gente, per capirci, come i tributaristi, gli interpreti, gli osteopati, i doppiatori, i chinesiologi, i giuristi d’impresa, i barmen, i periti di ogni genere e via elencando. Un mondo riunito intorno a due associazioni rappresentative, che sono l’Uniprof, 40000 iscritti, nata a dicembre 2009 dalla fusione di Cna e Assoprofessioni, riconosciuta dal Consiglio Europeo delle Professioni Liberali (l’unico organismo che rappresenti le professioni liberali a livello comunitario), e il CoLap (Coordinamento Libere Associazioni Professionali).
Per questi professionisti stare fuori dal perimetro della regolamentazione significa stare fuori dal perimetro della libera circolazione in ambito europeo, come definita dalla direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali. Un caso di protezionismo inverso da parte del nostro Governo, perché mentre gli equivalenti europei dei professionisti non invitati da Alfano sono liberi di prestare i propri servizi in territorio italiano, gli italiani, non essendo riconosciuti ai sensi della normativa nazionale, non possono liberamente circolare nel resto d’Europa.
Fuori dall’Ordine, dunque, per Alfano deve regnare il disordine assoluto. E lo dimostrano i suoi chiarimenti rispetto al tema delle Associazioni private tra Professionisti, di cui il ministro si è affrettato a conclamare la natura subordinata e non riconosciuta rispetto agli Ordini di matrice pubblicistica.
Tutto il contrario di quanto suggerirebbe un approccio liberale alla questione della riforma delle professioni, che dovrebbe puntare sulla competizione tra Associazioni e Ordini al fine di assecondare da un lato il mercato, dall’altro le esigenze dei consumatori di garanzia della qualità della prestazione, come suggerito anche dall’Istituto Bruno Leoni in un paper che contiene sei proposte equilibrate di riforma, ispirate all’inversione della tendenza a creare nuovi ordini professionali e a rafforzare quelli esistenti.
Ma anche rispetto a questo, Alfano non parla il verbo della libertà e dell’Europa, tanto che nell’articolo di fondo pubblicato ieri su Il Sole 24 Ore ha spiegato che il vero obiettivo della riforma è la creazione dell’”Ordine dei cittadini”. Un altro Ordine, quindi, come se non bastassero quelli esistenti. Una sortita tra l’altro intempestiva, visti i tempi, perché potrebbe aprire un nuovo fronte di polemica tra finiani e leghisti sui requisiti di accesso.
In questi giorni i Radicali sono scesi in piazza per dire No alla controriforma forense voluta dal ministro Angiolino Alfano e dal Governo Berlusconi IV.

Un po’ di documenti audio a cura di RadioRadicale.it:
(2010-04-13) Conferenza stampa dei Radicali Italiani contro la controriforma forense
Partecipano:
- Donatella Poretti (senatrice Lista Emma Bonino – PD)
- Riccardo Cappello (presidente Agiconsul)
- Gennaro D’Andria (esponente Giovani Avvocati Italiani)
- Michele De Lucia (tesoriere Radicali Italiani)
- Mario Staderini (segretario Radicali Italiani)
(2010-04-15) Contro gli stati generali delle corporazioni, perchè le professioni siano davvero libere – Manifestazione di Radicali Italiani davanti al Ministero della Giustizia
Partecipano:
- Donatella Poretti (senatrice Lista Emma Bonino – PD)
- Dino Agostini (consigliere Ancot)
- Arvedo Marinelli (presidente Ancot)
- Michele De Lucia (tesoriere Radicali Italiani)
- Mario Staderini (segretario Radicali Italiani)
- Giulia Innocenzi (presidente Studenti Luca Coscioni)
- Annalisa Chirico (segretaria Studenti Luca Coscioni)
Riportiamo una dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato Libertiamo – Pdl:
Dichiarazione di Benedetto Della Vedova:

“Il ministro Alfano fa bene a sottolineare la necessità di riforme per il mondo delle professioni, ma è altrettanto necessario che tali riforme imprimano una svolta modernizzatrice all’economia italiana e non si risolvano nel mero accoglimento delle istanze degli ordini.
Agli ordini va riconosciuto un’ampio spazio di autoregolamentazione e non va imposta una selva di divieti ed obblighi, come sottolinea Alfano. Tuttavia, la diffidenza nei confronti della concorrenza e della pubblicità, così come la netta separazione tra professioni regolamentate e non regolamentate, frena la capacità dei nostri professionisti di competere sui mercati internazionali, dove prevalgono studi interprofessionali di grandi dimensioni.
A partire dalla riforma della professione forense in discussione al Senato, dobbiamo porci come obiettivo l’ampliamento degli spazi d’iniziativa – anche imprenditoriale – dei professionisti. Ma è opportuno non cadere nell’errore di voler tutelare i professionisti salvaguardando lo status quo, magari erigendo nuove barriere all’ingresso dei più giovani, con il rischio che molti di questi scelgano poi la via dell’estero”.

(Libertiamo.it – di Lucio Scudiero ) Con l’altolà ad Alt!, la rete di avvocati “on the road” nata dall’idea intelligente di due giovani professionisti milanesi, il Consiglio Nazionale Forense certifica lo stato di morte cerebrale dell’avvocatura italiana.
Secondo i supremi reggitori dell’ordine “ordinistico” forense, il nome Alt!, che sta per “Assistenza legale per tutti”, posto agli angoli delle strade come insegna di altrettanti studi legali, farebbe concorrenza sleale al resto dei legulei, in quanto “il messaggio si risolve non nell’informazione ma nella diretta suggestione; induce a ritenere, in modo emozionale e irriflessivo, che valga la pena di visitare quello che dal complesso della comunicazione appare proporsi come studio legale aperto e accessibile a tutti, senza ostacoli, rigidezze e formalità tipiche dello stereotipo legale”. Tradotto: come vi permettete di inventarvi competitivi, di fornire un servizio che piace ai clienti e di accettare, vincendola, la sfida dell’innovazione mentre noi combattiamo la guerra santa contro il merito in nome del decoro della professione forense? Pazzesco!
Il risultato è che da oggi Alt! insieme alla “t” della sua insegna perde il senso della propria esistenza, costretta a trasformarsi in una grigissima Al (Assistenza Legale). E’ il grigio il “colore aziendale”, pardon, “d’ ordinanza”, di questa corporazione, che sempre di più rifiuta il confronto col mondo, fustiga l’innovazione, usa slogan da propaganda (la qualità della prestazione, il legittimo affidamento del cliente, la specialità della professione forense) e usa il proprio potere disciplinare per sparare editti auto consolatori.
I legali rappresentanti di Alt! sono ricorsi in Cassazione, ma la partita più grossa si gioca ancora al Senato, dove l’avvocatura preme affinché l’autoreferenzialità e la serrata dei ranghi diventino legge dello Stato. La chiamano riforma della professione forense. Per info chiedere all’Antitrust.
Sleale in tutta questa vicenda non è la concorrenza fatta da Alt!, quanto la decisione di un organismo che, non accettando minimamente la meritocrazia della competizione, definisce tale qualunque iniziativa che la inneschi o se ne serva. Ed è sleale, il Cnf, quando sostiene che restrizioni all’accesso, tariffe minime, divieto di pubblicità, riserva legale delle consulenze servono, in realtà, a tutelare i giovani professionisti e la qualità dell’assistenza professionale.
L’esperienza positiva di Alt!, che in due anni ha sviluppato una rete di professionisti dinamica e affidabile, in gran parte giovane e in diverse città italiane ha dimostrato esattamente il contrario. Che attraverso un uso intelligente della comunicazione e un’interpretazione innovativa della professione ce la fanno anche i “self made solicitor”, quelli bravi, con le idee giuste, e senza Santi in paradiso.
Un messaggio di questo tipo vale più di milioni di frottole sul decoro della professione. Il Cnf questo lo sa, e cerca di metterci una toppa. Perché l’intelligenza e l’inventiva non avranno Santi in Paradiso, ma il più delle volte bastano e avanzano da sole per provocare la caduta degli dei.

Sabato 28 novembre si terrà a piazza Navona la manifestazione nazionale indetta dall’Unione Giovani Avvocati italiani per dire NO alla controriforma forense approvata dalla Commissione Giustizia del Senato. Aderiscono all’iniziativa Libertiamo e gli Studenti Luca Coscioni.
“Il ddl Mugnai è l’ennesimo tentativo di proteggere una corporazione dalla concorrenza e dal merito” – afferma Annalisa Chirico, segretaria degli Studenti Luca Coscioni e membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani – Un testo dettato dal Consiglio Nazionale Forense, che respinge la logica del mercato per salvaguardare esclusivamente gli interessi degli insider. In un Paese che, in base ai dati OCSE, è al 26° posto quanto a regolamentazione complessiva della professione di avvocato. Peggio di noi fa solo la Turchia “.
“A pagare le spese di questa riforma – continua la Chirico – sono i consumatori e i giovani, per i quali l’esame di abilitazione diventa più difficile, non si prevede alcun compenso per i praticanti e le opportunità di crescita professionale sono praticamente nulle. Antonio Catricalà ha giustamente parlato di una guerra dei vecchi contro i giovani”.
Gli Studenti Luca Coscioni hanno sostenuto già a luglio il ddl per la liberalizzazione degli ordini professionali presentato da Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl e presidente di Libertiamo.
Per Piercamillo Falasca, vicepresidente di Libertiamo, “il tentativo in atto al Senato di realizzare una controriforma della professione forense si muove in direzione opposta all’esigenza, particolarmente importanti in una fase di crisi, di creare opportunità di lavoro per i giovani, di consentire loro di svolgere la professione per cui hanno studiato: se il Parlamento non vuole – ancora una volta – essere percepito come un luogo distante dalle aspettative dei giovani, rinunci al tentativo da azzeccagarbugli del Consiglio Nazionale Forense di chiudere l’accesso alla professione”.

Sabato 28 novembre 2009 si terra’ a Roma una manifestazione dell’Unione Giovani Avvocati contro la controriforma dell’Ordine Forense, ossia all’istituzione di nuovi privilegi per l’Ordine degli Avvocati e gli altri ordini.
Qui il comunicato dell’adesione alla manifestazione di Marco Beltrandi (deputato Lista Emma Bonino – PD).
Marco Beltrandi e Deborah Cianfanelli: adesione dei Radicali Italiani alla manifestazione dei giovani avvocati contro la controriforma forense. Marco Beltrandi annuncia campagna parlamentare
Commenti recenti