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NuovaSocieta.it – Ordine dei giornalisti non serve

Un articolo di Diego Novelli per NuovaSocieta.it.

A COSA SERVE L’ORDINE DEI GIORNALISTI?

Non credo sia fuori luogo porre una domanda a tutti i colleghi della categoria a cui appartengo.
«A che serve l’Ordine dei giornalisti?». Suppongo, senza presunzione, di averne titolo per porla, avendo ricevuto lo scorso anno un attestato ed un distintivo dorato per il mio cinquantesimo anno di iscrizione all’Ordine.

Come è noto tutte le questioni di carattere normativo e salariale riguardanti la nostra categoria, cono competenza di un altro organismo, il Sindacato dei giornalisti. L’Ordine invece, oltre a certificare la titolarità per l’esercizio della professione, dovrebbe soprattutto garantire la libertà di espressione a mezzo stampa o altri mezzi di comunicazione, nel rispetto di precise norme di carattere deontologico. In entrambi i casi, per quanto mi risulta, il nostro Ordine è totalmente latitante. Nelle redazioni di tutti i giornali della penisola pullulano eserciti di giovani cosiddetti abusivi, che svolgono regolari mansioni di redattori o di cronisti, senza avere nessuna garanzia per il loro futuro. Sono utili soltanto per gli editori perché questi esterni aspiranti alla professione, sono sottopagati, non solo, ma per loro non vengono versati i contributi previdenziali (l’INPG) validi per la pensione ed il trattamento di fine rapporto (TFR) e quelli per l’assicurazione sanitaria (la Casagir).

Lungi da me ogni intenzione di difesa corporativa della categoria, ma semplicemente constatare che gli stessi giornali che quotidianamente denunciano il lavoro in nero praticato da moltissime aziende italiane che applicano sottosalari e non pagano i contributi sociali per i loro dipendenti, a loro volta si comportano nello stesso modo. E non vale la motivazione della crisi dell’editoria per giustificare queste palesi violazioni della legge. Che senso ha tenere in piedi un Ordine professionale che non tutela la professione? Oltretutto oggi per un giovane che aspiri al mestiere di giornalista è difficilissimo accedervi. Le scuole di giornalismo, come i master post-universitari, non garantiscono assolutamente l’inserimento in qualche redazione a meno che l’aspirante non abbia qualche santo in paradiso.

Dell’albo dei pubblicisti, facenti parte dell’Ordine varrebbe la pena un dettagliato discorso. Mi limito a rilevare l’inflazione di questa categoria, con iscrizioni a go-go, di elementi che con la professione non hanno nulla da spartire anche solo a part-time. È ormai diventato una sorta di status symbol poter dire di essere giornalisti (senza specificare pubblicisti) anche se hanno il divieto di sosta presso una macchina per scrivere o un computer. Però l’ingrossamento della categoria dei pubblicisti è servita per qualcuno ad acquisire potere all’interno dell’Ordine. Anche questo aspetto è abbastanza scandaloso.

Tanti anni fa in compagnia di un ristretto gruppo di colleghi torinesi (tra i quali Carlo Donat Cattin) sostenemmo l’abolizione dell’Ordine liberalizzando la professione per evitare che fosse solo appannaggio di figli di giornalisti, di politici o di patentati nella società italiana. Ma l’aspetto che più indigna è l’inanità del nostro Ordine sulle questioni deontologiche, sulla mancata tutela della dignità della professione, del suo degrado.

Essere iscritto ad un Ordine professionale ricco di teppisti, che usano il computer su cui scrivono come un manganello, che diffamano altri colleghi (il caso Boffo è emblematico), che violano costantemente la verità dei fatti (confondendo volutamente assoluzione con prescrizione) oppure che abbinano alla professione di giornalista con quella di informatore dei servizi segreti (a pagamento), non è entusiasmante. Se un medico, un avvocato, un notaio, un commercialista, un geometra viola le regole deontologiche della sua professione viene regolarmente sospeso o radiato dall’Ordine a cui appartiene.

Per noi giornalisti tutto è lecito. L’Ordine e i suoi attuali dirigenti non vedono, non sentono, sono latitanti. E se ci sono, dormono.

Il prossimo Congresso dell’Ordine (elezioni il 23 maggio, ballottaggio il 30 maggio) potrebbe essere una buona occasione per scrollarci dalle spalle la fastidiosa, imbarazzante ignavia che squalifica l’intera categoria.

http://www.nuovasocieta.it/editoriali/5513-cosi-come-lordine-dei-giornalisti-non-serve-.html

Denunciato giornalista perche’ non iscritto all’albo


La notizia e’ di qualche giorno fa, ed e’ l’ennesima conferma di come il sistema-regime degli ordini professionali sia assurdo e dannoso per il paese: un giornalista di Partinico (Palermo), Pino Maniaci, che era solito condurre un tg per la televisione Telejato, e’ stato denunciato da un collega per “esercizio abusivo della professione giornalistica”.

In pratica per non essere iscritto all’albo dei giornalisti.

Una vergogna assoluta, che lascia quasi senza parole. In realta’ pero’ le parole da dire sono semplici: aboliamo gli ordini professionali, a partire da quello dei giornalisti!

Qualche approfondimento sul caso:

- L’articolo del Corriere Della Sera

- L’intervista di RadioRadicale.it

- L’articolo di Beppe Grillo

- Il filmato di Leonardo Facco (Movimento Libertario)


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