
Segnalo questo bell’articolo di Paolo Granzotto per il Giornale.
Gli ordini professionali tutelano tutto tranne la liberta’
Blog per l’abolizione della schiavitu’ moderna e per liberta’ di scelta nel mondo del lavoro

Segnalo questo bell’articolo di Paolo Granzotto per il Giornale.
Gli ordini professionali tutelano tutto tranne la liberta’
Segnaliamo quest’articolo d’Alessandro Di Napoli per SoldiOnLine.it:

di Alessandro Di Napoli
Un governo delle libertà è tale quando mette al centro del proprio agire l’uomo, la persona. Le persone più importanti in uno Stato civile sono i cittadini, a cui è fatto obbligo di cedere una parte del proprio lavoro a favore della crescita sociale. A nessun singolo piace infatti pagare le tasse ma tutti ce ne facciamo una ragione se questo costo è volto alla costruzione di una società in cui tutti, in primis i più deboli, possono ottenere quei servizi erogati dalle istituzioni che rendono appunto un paese un buon posto per vivere.
Uno stato moderno, e libero, organizza le proprie istituzioni in modo da rendere alla portata di tutti i cittadini meritevoli l’accesso alla cultura e attraverso essa l’accesso ad un miglioramento delle condizioni di vita. L’Italia è una delle poche nazioni al mondo dove ancora vivono troppi ordini professionali. Dover essere iscritti ad un ordine professionale per poter esercitare un lavoro, pur avendone ovviamente le competenze, è una barriera all’ingresso, e come tutte le barriere, essa limita l’accesso creando di fatto le condizioni per l’esistenza di una lobby.
Ancor più grave però è la definizione “per legge” dei costi dell’uso di queste professioni da parte del cittadino. Una politica liberale sa che alla base del miglioramento del servizio, per prezzo e qualità, vi è la competizione tra gli erogatori dello stesso; istituire le tariffe di legge vuol dire determinare un valore che prescinde dalla qualità del lavoro svolto.
Lo Stato deve farsi carico del controllo sulle competenze degli attori che intendono operare in un determinato settore e lo fa istituendo percorsi formativi dedicati ed esami mirati, e non deve assolutamente controllare, o addirittura imporre, prezzi e costi. Perché allora lo si potrebbe fare anche per le pizzerie, le gelaterie, il parrucchiere e quant’altro. E’ la morte dello sviluppo.
Il ministro Alfano pare abbia in mente di mettere mano alle tariffe minime delle professioni, abolite con apposite “lenzuolate” da Bersani quando era Ministro per lo Sviluppo Economico, e per questo ci saranno gli stati generali delle professioni il prossimo 15 Aprile in via Arenula a Roma, sede del Ministero della Giustizia.
La giornata dovrebbe portare a decisioni in merito alle tariffe ed alla loro equità.
Noi, che qui trattiamo di temi economici, sappiamo che la libertà dell’agire, unita a regole uguali per tutti, è la condizione principale per la sana crescita e dunque speriamo che la conferenza porti ad una maggiore libertà, libertà per tutti di poter scegliere quanto pagare e da chi andare, libertà per tutti di poter accedere ad una determinata professione ed essere pagati per le proprie capacità, libertà per tutti di accedere a quella mobilità sociale che tanto fa bene.
http://www.soldionline.it/blog/dinapoli/ordini-professionali-una-barriera-alla-liberta
Riportiamo quest’articolo pubblicato su AgenziaRadicale.com:
di GIORGIO PRINZI
Si torna a parlare di riforma dell’Ordine dei Giornalisti, tema che abbiamo più volte affrontato da queste pagine, evidenziando come una legge concepita quando l’unica informazione era quella veicolata su carta stampata con caratteri composti con piombo sia del tutto inadeguata di fronte alla realtà attuale dell’informazione e della comunicazione.
Alla tradizionale posizione “radicale” dei Radicali, che altrimenti non sarebbero tali, che propugnano l’abolizione pura e semplice di tutti gli Ordini professionali visti più come gabbie corporative che come organismi funzionali a una reale esigenza sociale, di recente su queste pagine si è aggiunto il mio punto di vista di “anello di congiunzione” tra le posizioni abolizioniste e quelle riformiste, fortemente sentite anche all’interno del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti in cui siedo come Consigliere, sia pure agli ultimi mesi di mandato, eletto nelle liste di “Pubblicisti di Stampa Romana” guidati dalla carismatica leadership di Gino Falleri.
Su queste posizioni avremmo voluto approfondire un dibattito, che sinora non c’è stato e che rimane difficile nei termini in cui Agenzia Radicale vorrebbe avvenisse, anche se alcune delle proposte migliorative da noi formulate in chiave riformista sembrano essere state recepite nel testo del progetto di legge sulla riforma dell’Ordine dei Giornalisti che in questi giorni è andato all’esame della Commissione Cultura della Camera dei Deputati. In primo luogo è stato recepito il concetto da noi sostenuto che se la professione di giornalista è una professione come tutte le altre configurate nel nostro ordinamento, l’accesso ad essa non può avvenire in modo anomalo, ma deve avvenire, secondo il dettato costituzionale, a seguito di un ciclo di studi universitario con un esame di Stato a conclusione del medesimo, come appunto per tutte le altre professioni.
Altro aspetto notevole, su cui si era “masochisticamente” espresso all’unanimità lo stesso Consiglio Nazionale dei Giornalisti era quella della drastica riduzione dei suoi componenti, dilatatisi di numero per effetto del mai rivisto rapporto tra rappresentati e rappresentanti che rispecchiava una realtà ormai molto lontana.
Il provvedimento che modifica la «legge 3 febbraio 1963, n. 69, in materia di ordinamento della professione di giornalista», interviene su alcuni punti qualificanti quali appunto «il sistema di accesso alla professione; il meccanismo elettorale del Consiglio nazionale; le procedure e gli organi in materia deontologica».
Quest’ultimo punto appare a nostro avviso l’innovazione più delicata. La proposta di legge prevede infatti la creazione di un «Giurì per la correttezza dell’informazione»: con la creazione «presso ogni distretto di Corte di appello di un giurì composto da cinque membri, dei quali due nominati dal Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, due nominati dal consiglio competente dell’Ordine dei giornalisti e uno, con funzioni di presidente, nominato tra i magistrati di corte di appello».
In particolare, «l’organizzazione e il funzionamento del Giurì nonché le procedure e i termini per l’espletamento del tentativo di conciliazione sono disciplinati da un apposito regolamento adottato dal ministro della Giustizia, d’intesa con il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e con il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti».
L’aspetto è estremamente delicato per le inevitabili interferenze con la libertà d’informazione e di espressione del proprio pensiero, da un lato e con l’altrettanto doveroso contrasto nei confronti di un’ informazione manipolata, interessata e strumentale che stravolgendo i canoni dell’informazione possa diventare disinformazione e assumere connotati prevaricanti di mascherata pubblicità o propaganda, dall’altro. Il rischio di sancire per deliberazione o per sentenza un “politicamente corretto”, una verità assoluta a cui attenersi non è affatto peregrino. Invitiamo tutti a rifletterci e magari ad aprire un dibattito su questo e su altri punti del progetto di legge che proprio per questo pubblichiamo in fondo a questa pagina.
http://www.agenziaradicale.com/index.php?option=com_content&task=view&id=9636&Itemid=50
Segnaliamo quest’interessante articolo tratto dal Libertates.com, il sito web dei Comitati Per Le Liberta’.
Mercoledì 23 Dicembre 2009
L’Ordine degli Avvocati ha proposto l’instaurazione del “numero chiuso” per gli avvocati.
Non paghi di battersi per la perpetuazione degli Ordini professionali (cui è obbligatoria l’iscrizione per diverse categorie come medici, farmacisti, avvocati, giornalisti, notai pena l’impossibilità d’esercitare la professione) ora viene proposto il “numero chiuso” per l’esercizio della professione: ovvero gli avvocati stessi decidono quanti possono esercitare in una certa località.
Ma gli Ordini sono istituzioni di cui non si comprende l’utilità in un paese moderno: infatti, per tutelare gli interessi di coloro che esercitano una professione esistono i sindacati di categoria e per tutelare i cittadini garantendo loro che chi esercita una professione abbia i requisiti minimi richiesti (studi, solidità finanziaria, credibilità eccetera) esistono gli albi professionali a cui devono iscriversi coloro che vogliono esercitare una professione. Dunque, a maggior ragione non si comprende questa proposta: un ritorno alle gilde medievali che decidevano il numero e la qualifica di coloro potessero iscriversi, le relative tariffe e le regole per impedire la concorrenza reciproca.
In realtà lo scopo di questa proposta è lampante: tutelare una categoria dagli effetti della concorrenza attraverso un monopolio.
I Comitati hanno da sempre sostenuto che solo un libero mercato, attraverso la trasparenza dell’offerta e la concorrenza tra i singoli operatori può garantire all’utente (cioè al cittadino) un costo e un servizio il più possibile privo dei costi aggiuntivi, conseguenti alle inefficienze tipiche di un mercato opaco, regolato da leggi protezionistiche e appesantito da rendite di posizione.
Abbiamo constatato tutti quanto l’abolizione di tariffe, prezzi e concorrenza (o meglio mancata concorrenza) garantiti per legge possa abbattere i costi (basta vedere quanto successo nei trasporti aerei). Evidentemente la lobby di avvocati e notai nel Parlamento italiano non solo riesce a resistere, ma addirittura a reiterare la richiesta di far pagare ai cittadini rendite di posizione monopolistiche.

MARCO CAPPATO interviene alla Scuola Politica Radicale di Roma, il 2 dicembre 2009, e tra i vari argomenti parla anche della lotta agli Ordini Professionali.
I Radicali avevano infatti cercato di raccogliere le firme per un referendum per l’abolizione del monopolio statale degli ordini professionali e per l’abolizione dell’obbligatorieta’ dell’iscrizione agli ordini professionali.
Tutto l’evento e’ davvero molto interessante, e consiglio a tutti d’ascoltarlo interamente con attenzione.
La parte relativa agli ordini professionali si puo’ ascoltare all’istante 1:32:38 circa (ore:minuti:secondi).
Il link all’evento:
http://www.radioradicale.it/scheda/292031/primo-corso-di-scuola-politica-radicale-romana-la-galassia-radicale-con-la-nonviolenza-al-servizio-delle-n
La biografia di Marco Cappato:
http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Cappato
Il sito web di Marco Cappato:
http://www.marcocappato.it
Dal blog d’Ivan Scalfarotto:
L’Antitrust ha terminato un’indagine su 13 ordini professionali concludendo che non si tratta che di corporazioni messe lì a difendere i propri privilegi e a chiudere il mercato alla concorrenza e all’innovazione. Anche l’Unione dei giovani avvocati chiede l’abolizione dell’ordine forense.Concordo e rilancio: come ho scritto su L’Unità, l’abolizione degli ordini professionali – insieme all’abolizione del valore legale dei titoli di studio, a serie norme antidiscriminazione sul lavoro e nelle Società per Azioni e ad una legge di standard europeo sulle coppie di fatto – potrebbe essere una delle 5 azioni per fare dell’Italia un paese in cui valga la pena lavorare. Anche per chi ha fatto la scelta di andare via.Ivan Scalfarotto (22 marzo 2009)
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