Ordini professionali, liberalizzazioni addio

di Carlo Stagnaro
Il governo sta preparando la controriforma delle professioni? Il percorso avviato con gli Stati generali giovedì scorso rischia di tradursi in un preoccupante indietro tutta rispetto alle pur timide innovazioni innescate dalle lenzuolate di Pier Luigi Bersani (in particolare l’abolizione dei minimi tariffari e del divieto di pubblicità). L’iniziativa del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, muove da un problema reale, a cui rischia di offrire una risposta sbagliata.
E’ senza dubbio vero che i professionisti hanno pagato più di altri il costo della crisi, ed è vero che manca una legge quadro sulle professioni che le regolamenti in modo efficace e coerente. Tuttavia da queste premesse non segue necessariamente una bocciatura della parziale liberalizzazione che, pochi anni fa, ha investito le professioni. Piuttosto è vero il contrario. Anzitutto è importante capire dove c’è concorrenza, e dove no. Secondo l’Indice delle liberalizzazioni dell’istituto Bruno Leoni, il settore delle professioni intellettuali è liberalizzato al 54 per cento rispetto al paese più avanzato d’Europa, ossia la Gran Bretagna. In particolare, pesano le barriere normative e regolatorie all’avvio dell’attività professionale, che danneggiano soprattutto i giovani e gli outsider.
Viceversa, esse garantiscono i professionisti mediocri. In questa prospettiva, le norme più discutibili sono proprio quelle su tariffe minime e divieto di pubblicità le une apertamente rivendicate da Alfano, l’altro chiesto a gran voce dagli avvocati. Infatti, un rapporto del britannico Office of Fair Trading nega l’esistenza di alcuna evidenza empirica a sostegno di quelle misure. Ugualmente, un Working Paper della Banca d’Italia sottolinea che, se anche la maggiore concorrenza indebolisse gli incentivi per i professionisti (e non è così), il danno può essere compensato dall’ampliamento dell’offerta. Nell’ottica dell’efficienza del sistema paese, insomma, la competizione non può che avere conseguenze positive sulla qualità del servizio, sulla libertà di scelta dei consumatori, e in ultima analisi sulla crescita del paese. E’ quindi debole la tesi sostenuta da Alfano sul “Sole24Ore” di venerdì scorso: il settore delle professioni è caratterizzato da un’asimmetria informativa: i professionisti dispongono di un elevato livello di competenze tecniche che i consumatori non necessariamente possiedono, cosicché questi ultimi incontrano difficoltà per valutare la qualità dei servizi loro forniti. Le asimmetrie informative stanno virtualmente ovunque. Persino quando andiamo dal macellaio, solo il venditore sa se la carne che ci sta cedendo è veramente fresca. Questo dovrebbe indurci a chiedere la creazione dell’ordine dei macellai? Evidentemente no. Infatti, la concorrenza e la pubblicità delle informazioni sono gli strumenti più affilati di cui il consumatore può valersi.
La sensazione, semmai, è che il governo abbia scelto di percorrere una scorciatoia politica dove avrebbe dovuto, invece, imboccare l’autostrada delle riforme. L’esecutivo vuole compiacere una massa di persone (si stima che i professionisti siano circa due milioni) che ritiene elettoralmente appetibili. Come spesso accade, per giunta, si è creato un effetto ottico in virtù del quale l’ala più estremista parla a nome di tutti. Così, il centrodestra pare appiattito sulle posizioni degli avvocati, che un parlamentare intelligente e indipendente della maggioranza, Giuliano Cazzola, ha descritto come i metalmeccanici dei professionisti. Dietro questa tattica si staglia un duplice errore strategico. Da un lato, il governo rischia di alienarsi le simpatie di un numero ben più ampio di elettori, che soffrono le angherie e le difficoltà figlie di un contesto anti-competitivo. Dall’altro, un investimento nell’immediata soddisfazione delle pretese dei professionisti potrebbe rivelarsi controproducente per gli stessi professionisti che verrebbero protetti a oltranza, e quindi finirebbero per trovarsi prima o poi spiazzati dal vento della concorrenza che, inesorabilmente, continuerà a soffiare da Bruxelles. La reale opzione per i professionisti non è se cambiare, ma quando. Più il cambiamento viene rimandato, più i costi di aggiustamento cresceranno. Da parte sua, Alfano fa bene ad ascoltare le richieste dei professionisti, se ha in mente di riformare il settore. Ma ascoltare e obbedire sono due cose diverse.
Da Il Fatto Quotidiano, 21 aprile 2010
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