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Donatella Poretti: Controriforma forense inizia a traballare!

Ogni tanto una bella notizia per fortuna…
Questa ci arriva da Donatella Poretti, senatrice Lista Emma Bonino – PD, che dal Senato ci segnala che la controriforma forense voluta dal ministro della giustizia Angelino Alfano e dal Governo Berlusconi IV sta traballando ed incontrando i primi guai, con una forte opposizione da parte dell’aula parlamentare.

Controriforma forense. Sospeso l’esame, le criticita’ iniziano ad emergere e gli emendamenti raddoppiano…


di Donatella Poretti

Fino ad oggi la legge di riforma dell’avvocatura aveva avuto un iter condiviso in commissione, ma arrivato in aula, fin da subito ne abbiamo denunciate le criticita’: una controriforma che limita l’accesso alla professione, non favorisce la concorrenza e il consumatore, entra in contrasto con la normativa comunitaria su tariffe, pubblicita’, societa’ multidisciplinari e accesso alla professione.
Dopo il parere della Commissione Bilancio, negativo su buona parte della legge chiedendone la modifica in particolare sulla complessa macchina facente capo al Consiglio nazionale forense, tanto da chiedere di aggiungere all’ultimo articolo una “clausola di invarianza finanziaria riferita all’intero disegno di legge”, i lavori dell’aula sono stati sospesi. L’aula riprendera’ domattina l’esame degli oltre ottocento emendamenti, ma forse la sera portera’ consiglio e confidiamo che l’intero testo torni in commissione Giustizia dove finalmente possano essere prese in considerazione le tante voci critiche e i tanti appunti fatti a questa controriforma, a partire dalle segnalazioni dell’Antitrust fino alla necessita’ di rendere il testo compatibile con la normativa europea.

Registriamo, inoltre, con soddisfazione il successo dei nostri emendamenti: messi su Internet (siti: Donatellaporetti.it; Radicali.it; Aduc.it, facebook opposizione alla controriforma forense) sono stati ripresi in blocco dal gruppo Mpa e depositati per l’aula, una clonazione che confidiamo sia fruttuosa anche nell’opporsi al testo!

http://blog.donatellaporetti.it/?p=1371

Studenti Luca Coscioni – No ai privilegi degli Ordini Professionali

Controriforma degli Ordini. Ma quali Ordini?


di Dario Vese

“I rappresentanti degli ordini intervenuti hanno manifestato la loro adesione all’intenzione riformatrice, evidenziando la necessità che gli ordini siano garanti della qualità del prodotto professionale e divengano i primi tutori degli interessi dei consumatori”.
Queste le parole del Ministro Angelino Alfano.
In questi giorni infatti più che mai è stato evidente come l’impostazione corporativa del ddl sugli avvocati in discussione al Senato, che prevede proprio oggi l’intervento del Ministro, abbia varcato i suoi confini e sia passata a infettare tutte le altre professioni regolamentate, con l’aggravante dell’ulteriore spaccatura tra professioni “ordinistiche” e professioni non regolamentate.
Tutto ciò va nel senso dell’interesse collettivo?
Evidentemente no. L’ordine svolge un ruolo protettivo per gli iscritti ma non utile alla collettività.

Ritorno dei tariffari minimi, il no al patto di quota lite, l’accordo in base al quale l’avvocato è pagato in percentuale, una volta vinta la causa, e un giro di vite sul libero mercato con la favola che tutto ciò servirebbe a tutelare i giovani quando è vero l’esatto contrario perché impedisce concorrenza e merito, frenando coloro i quali ad esempio sarebbero disposti a rischiare.
Il mercato infatti espellerebbe subito gli incapaci, così a tutela del consumatore; gli ordini, invece, vantando la garanzia dell’aggiornamento professionale si fanno espressione di una casta di matrice protezionistica, che in realtà non solo non espelle nessuno ma blocca persino l’accesso.
Ancora una volta siamo alle solite, una politica tanto pervasiva quanto deludente abbinata ad un rinnovato immobilismo privilegiato e protetto delle “libere” professioni, siamo il Paese del “particulare” avrebbe ribadito il Guicciardini.

La riforma, per Repubblica, è “scritta dall’Ordine, sostenuta nelle commissioni dai tanti avvocati-parlamentari e nel governo dall’avvocato-ministro Alfano”.
Ed allora, si tratta sempre della solita ubiquità dei poteri? Politici dentro cordate economiche, èlite economiche che sconfinano in Parlamento, come del resto accade alle èlite professionali di essere componenti di disegni e riforme economiche e politiche. Una cultura di vertice statalista-assistenziale che produce l’infeudamento con rispettive reti ambigue tra ordini professionali e politica, evidenziando la prevalenza di network trasversali di circoli di potere dotati di un’ampia varietà di rendite posizionali. Privilegi e concessioni esclusive. Un deserto di merito in cui si muovono, con logiche onnivore e feroci, le vecchie-nuove èlite, ambiguamente ascrivibili sia alla politica sia al mondo degli interessi più o meno costituiti.

Viene in mente Charles Handy quando indica, come paradosso dell’io, la coesistenza di due voci, che si rivolgono all’attore sociale: “Una voce ci esorta a scoprire il nostro vero io, a essere padroni del nostro destino e, nel pieno rispetto dei diritti degli altri, a non rinunciare al diritto ad essere fedeli a noi stessi. Una seconda voce è quella della segreteria della conferenza alla quale partecipiamo che dice: “A cosa siete associati? Chi rappresentate?”
Nel nostro caso, l’aspetto singolare e inedito di questo dualismo è che il secondo scenario è rappresentato da un sistema, corporativo, che genera e legittima il panpoliticismo all’italiana.
Ed ancora, Edward Banfield, quando in un’indagine su un paese della Basilicata, creò il termine “familismo amorale”, per riassumere l’ethos degli abitanti del paese, incapaci di agire per il bene comune per qualsivoglia fine, che trascendesse l’interesse immediato della famiglia nucleare. In termini completamente diversi, si può dire che in questo modo la riforma legittimi un “professionismo amorale”.
Professionisti, appartenenti ciascuno ai propri segmenti, devono qualificare continuamente la propria professionalità, all’interno di un sistema protettivo e coercitivo. Questa ricerca e il framework, che la legittima, sono amorali solo nel senso che diventano fine primario ed esclusivo.

http://studenticoscioni.it/?p=835

Riforma dell’Ordine dei Giornalisti, qualcosa si muove

Riportiamo quest’articolo pubblicato su AgenziaRadicale.com:

L’Ordine dei Giornalisti e il Giuri’ dell’informazione

di GIORGIO PRINZI

Si torna a parlare di riforma dell’Ordine dei Giornalisti, tema che abbiamo più volte affrontato da queste pagine, evidenziando come una legge concepita quando l’unica informazione era quella veicolata su carta stampata con caratteri composti con piombo sia del tutto inadeguata di fronte alla realtà attuale dell’informazione e della comunicazione.

Alla tradizionale posizione “radicale” dei Radicali, che altrimenti non sarebbero tali, che propugnano l’abolizione pura e semplice di tutti gli Ordini professionali visti più come gabbie corporative che come organismi funzionali a una reale esigenza sociale, di recente su queste pagine si è aggiunto il mio punto di vista di “anello di congiunzione” tra le posizioni abolizioniste e quelle riformiste, fortemente sentite anche all’interno del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti in cui siedo come Consigliere, sia pure agli ultimi mesi di mandato, eletto nelle liste di “Pubblicisti di Stampa Romana” guidati dalla carismatica leadership di Gino Falleri.

Su queste posizioni avremmo voluto approfondire un dibattito, che sinora non c’è stato e che rimane difficile nei termini in cui Agenzia Radicale vorrebbe avvenisse, anche se alcune delle proposte migliorative da noi formulate in chiave riformista sembrano essere state recepite nel testo del progetto di legge sulla riforma dell’Ordine dei Giornalisti che in questi giorni è andato all’esame della Commissione Cultura della Camera dei Deputati. In primo luogo è stato recepito il concetto da noi sostenuto che se la professione di giornalista è una professione come tutte le altre configurate nel nostro ordinamento, l’accesso ad essa non può avvenire in modo anomalo, ma deve avvenire, secondo il dettato costituzionale, a seguito di un ciclo di studi universitario con un esame di Stato a conclusione del medesimo, come appunto per tutte le altre professioni.

Altro aspetto notevole, su cui si era “masochisticamente” espresso all’unanimità lo stesso Consiglio Nazionale dei Giornalisti era quella della drastica riduzione dei suoi componenti, dilatatisi di numero per effetto del mai rivisto rapporto tra rappresentati e rappresentanti che rispecchiava una realtà ormai molto lontana.

Il provvedimento che modifica la «legge 3 febbraio 1963, n. 69, in materia di ordinamento della professione di giornalista», interviene su alcuni punti qualificanti quali appunto «il sistema di accesso alla professione; il meccanismo elettorale del Consiglio nazionale; le procedure e gli organi in materia deontologica».

Quest’ultimo punto appare a nostro avviso l’innovazione più delicata. La proposta di legge prevede infatti la creazione di un «Giurì per la correttezza dell’informazione»: con la creazione «presso ogni distretto di Corte di appello di un giurì composto da cinque membri, dei quali due nominati dal Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, due nominati dal consiglio competente dell’Ordine dei giornalisti e uno, con funzioni di presidente, nominato tra i magistrati di corte di appello».

In particolare, «l’organizzazione e il funzionamento del Giurì nonché le procedure e i termini per l’espletamento del tentativo di conciliazione sono disciplinati da un apposito regolamento adottato dal ministro della Giustizia, d’intesa con il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e con il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti».

L’aspetto è estremamente delicato per le inevitabili interferenze con la libertà d’informazione e di espressione del proprio pensiero, da un lato e con l’altrettanto doveroso contrasto nei confronti di un’ informazione manipolata, interessata e strumentale che stravolgendo i canoni dell’informazione possa diventare disinformazione e assumere connotati prevaricanti di mascherata pubblicità o propaganda, dall’altro. Il rischio di sancire per deliberazione o per sentenza un “politicamente corretto”, una verità assoluta a cui attenersi non è affatto peregrino. Invitiamo tutti a rifletterci e magari ad aprire un dibattito su questo e su altri punti del progetto di legge che proprio per questo pubblichiamo in fondo a questa pagina.

http://www.agenziaradicale.com/index.php?option=com_content&task=view&id=9636&Itemid=50

L’Ordine dei Medici sanziona Silvio Viale: una vergogna!

Sentenza assurda dell’Ordine dei Medici di Torino, che a sorpresa e con una decisione senza senso ha deciso di sanzionare Silvio Viale (ginecologo e dirigente dei Radicali Italiani), per aver prescritto liberamente delle ricette per la contraccezione d’emergenza, ance detta “pillola del giorno dopo”.

Si tratta d’una condanna di 1mo grado, sui 4 esistenti, giunta in condizioni assurde e da chiarire: a quanto pare la votazione segreta da parte dell’Ordine ha dato un risultato d’unanimita’ per la condanna di Silvio Viale.

Assurdo!

– Davide

Conferenza stampa presso la sede dell’Associazione Radicale Aglietta di Torino

.

Ordine Medici sanziona Silvio Viale
Avvertimento per sua divulgazione di pillola del giorno dopo

(ANSA) – TORINO, 29 DIC – Il medico Silvio Viale ha ricevuto un ‘avvertimento’ dall’ordine professionale per la sua divulgazione della ‘pillola del giorno dopo’. Lo ha reso noto lo stesso Viale. L’ordine dei Medici contesta a Viale di avere violato il codice di deontologia medica, per ‘gli atti dimostrativi e di protesta, concretizzatasi nella distribuzione di ricette mediche prescrittive di farmaci per la contraccezione d’emergenza’. Viale fara’ ricorso contro il provvedimento.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/scienza/2009/12/29/visualizza_new.html_1649936338.html

Per approfondimenti:

http://www.associazioneaglietta.it

Marco Cappato (Lista Emma Bonino) interviene per la lotta ai privilegi degli Ordini Professionali!

Marco Cappato alla scuola politica radidale, novembre 2009
MARCO CAPPATO interviene alla Scuola Politica Radicale di Roma, il 2 dicembre 2009, e tra i vari argomenti parla anche della lotta agli Ordini Professionali.

I Radicali avevano infatti cercato di raccogliere le firme per un referendum per l’abolizione del monopolio statale degli ordini professionali e per l’abolizione dell’obbligatorieta’ dell’iscrizione agli ordini professionali.

Tutto l’evento e’ davvero molto interessante, e consiglio a tutti d’ascoltarlo interamente con attenzione.
La parte relativa agli ordini professionali si puo’ ascoltare all’istante 1:32:38 circa (ore:minuti:secondi).

Il link all’evento:
http://www.radioradicale.it/scheda/292031/primo-corso-di-scuola-politica-radicale-romana-la-galassia-radicale-con-la-nonviolenza-al-servizio-delle-n

La biografia di Marco Cappato:
http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Cappato

Il sito web di Marco Cappato:
http://www.marcocappato.it

Manifestazione contro l’antiriforma forense, in campo anche gli Studenti Luca Coscioni


Sabato 28 novembre si terrà a piazza Navona la manifestazione nazionale indetta dall’Unione Giovani Avvocati italiani per dire NO alla controriforma forense approvata dalla Commissione Giustizia del Senato. Aderiscono all’iniziativa Libertiamo e gli Studenti Luca Coscioni.

“Il ddl Mugnai è l’ennesimo tentativo di proteggere una corporazione dalla concorrenza e dal merito” – afferma Annalisa Chirico, segretaria degli Studenti Luca Coscioni e membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani – Un testo dettato dal Consiglio Nazionale Forense, che respinge la logica del mercato per salvaguardare esclusivamente gli interessi degli insider. In un Paese che, in base ai dati OCSE, è al 26° posto quanto a regolamentazione complessiva della professione di avvocato. Peggio di noi fa solo la Turchia “.

“A pagare le spese di questa riforma – continua la Chirico – sono i consumatori e i giovani, per i quali l’esame di abilitazione diventa più difficile, non si prevede alcun compenso per i praticanti e le opportunità di crescita professionale sono praticamente nulle. Antonio Catricalà ha giustamente parlato di una guerra dei vecchi contro i giovani”.

Gli Studenti Luca Coscioni hanno sostenuto già a luglio il ddl per la liberalizzazione degli ordini professionali presentato da Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl e presidente di Libertiamo.

Per Piercamillo Falasca, vicepresidente di Libertiamo, “il tentativo in atto al Senato di realizzare una controriforma della professione forense si muove in direzione opposta all’esigenza, particolarmente importanti in una fase di crisi, di creare opportunità di lavoro per i giovani, di consentire loro di svolgere la professione per cui hanno studiato: se il Parlamento non vuole – ancora una volta – essere percepito come un luogo distante dalle aspettative dei giovani, rinunci al tentativo da azzeccagarbugli del Consiglio Nazionale Forense di chiudere l’accesso alla professione”.

http://studenticoscioni.it/?p=566

Studenti Luca Coscioni: Apriamo gli Ordini professionali con la disobbedienza civile!

Studenti Luca Coscioni

Grandissima iniziativa radicale nonviolenta degli Studenti Luca Coscioni e di Annalisa Chirico che hanno deciso di sfidare apertamente le lobby partitocratiche degli ordini professionali:

DISOBBEDIENZA CIVILE CONTRO GLI ORDINI PROFESSIONALI

E’ stato depositato alla Camera dei Deputati il ddl per la liberalizzazione degli Ordini professionali. Il primo ddl che nasce su Facebook dal gruppo “Io non voglio il posto fisso, voglio guadagnare”. All’iniziativa, promossa da Libertiamo, hanno aderito gli Studenti Luca Coscioni. “Aprire gli ordini professionali è una priorità indifferibile” dice Annalisa Chirico, segretaria degli Studenti Luca Coscioni “Il ddl Mugnai è la “controriforma” delle professioni. Un ddl dettato dal Consiglio Nazionale Forense. Il nostro ddl, nato sul web, introduce alcuni cambiamenti importanti, soprattutto per i giovani: il praticantato può iniziare già durante gli anni di università per anticipare l’ingresso nel mondo del lavoro; viene abolito l’esame di abilitazione per diventare avvocati o commercialisti”.

La Chirico riporta il caso di Gennaro d’Andria, avvocato specializzato in Antitrust, che confessa di aver svolto un praticantato “più o meno fittizio” essendosi recato all’estero per imparare il tedesco. E oggi che è un professionista affermato, ai corsi di formazione obbligatori forniti dall’Ordine ha preferito attività alternative all’estero. D’Andria si è autodenunciato. “Mi sono rivolto al Presidente dell’Ordine – dice d’Andria – affinché i crediti richiesti mi vengano ugualmente accreditati sulla base delle attività che ho scelto in autonomia. Rivolgo un appello a tutti quei giovani avvocati, che vogliono contrastare il sistema che di fatto si è imposto. La “controriforma” è già in atto. Scegliamoci da soli le attività che riteniamo più professionalizzanti in base ai nostri interessi e alla nostra personalità. Solo così il sistema può cambiare da dentro”.
“Se gli Ordini fossero associazioni private, senza obbligo di iscrizione nè vincoli di esclusiva, si innescherebbe una logica di concorrenza a vantaggio dei giovani e dei consumatori. Un Ordine, che difende pervicacemente le tariffe minime obbligatorie, difende gli interessi specifici degli insider, di quegli avvocati che fanno consulenza a enti pubblici e a grandi imprese. Il caso d’Andria deve essere d’esempio per tanti che non si sentono rappresentati dagli Ordini – dice Annalisa Chirico – Disobbediamo alle regole che riteniamo ingiuste! Il cambiamento deve venire anche dall’interno”.

Vota Lista Emma Bonino!

Il blog Aboliamo gli ordini professionali invita tutti quanti a votare alle prossime elezioni europee per l’unico partito italiano che propone l’abolizione degli ordini professionali.

Basterebbe gia’ questo per convincervi.
Se pero’ siete curiosi e volete saperne di piu’, vi consiglio di guardare questo video:

Grazie a tutti quelli che vorranno accogliere questo invito


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