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L’Ordine dei Giornalisti e il Giuri’ dell’informazione
di GIORGIO PRINZI
Si torna a parlare di riforma dell’Ordine dei Giornalisti, tema che abbiamo più volte affrontato da queste pagine, evidenziando come una legge concepita quando l’unica informazione era quella veicolata su carta stampata con caratteri composti con piombo sia del tutto inadeguata di fronte alla realtà attuale dell’informazione e della comunicazione.
Alla tradizionale posizione “radicale” dei Radicali, che altrimenti non sarebbero tali, che propugnano l’abolizione pura e semplice di tutti gli Ordini professionali visti più come gabbie corporative che come organismi funzionali a una reale esigenza sociale, di recente su queste pagine si è aggiunto il mio punto di vista di “anello di congiunzione” tra le posizioni abolizioniste e quelle riformiste, fortemente sentite anche all’interno del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti in cui siedo come Consigliere, sia pure agli ultimi mesi di mandato, eletto nelle liste di “Pubblicisti di Stampa Romana” guidati dalla carismatica leadership di Gino Falleri.
Su queste posizioni avremmo voluto approfondire un dibattito, che sinora non c’è stato e che rimane difficile nei termini in cui Agenzia Radicale vorrebbe avvenisse, anche se alcune delle proposte migliorative da noi formulate in chiave riformista sembrano essere state recepite nel testo del progetto di legge sulla riforma dell’Ordine dei Giornalisti che in questi giorni è andato all’esame della Commissione Cultura della Camera dei Deputati. In primo luogo è stato recepito il concetto da noi sostenuto che se la professione di giornalista è una professione come tutte le altre configurate nel nostro ordinamento, l’accesso ad essa non può avvenire in modo anomalo, ma deve avvenire, secondo il dettato costituzionale, a seguito di un ciclo di studi universitario con un esame di Stato a conclusione del medesimo, come appunto per tutte le altre professioni.
Altro aspetto notevole, su cui si era “masochisticamente” espresso all’unanimità lo stesso Consiglio Nazionale dei Giornalisti era quella della drastica riduzione dei suoi componenti, dilatatisi di numero per effetto del mai rivisto rapporto tra rappresentati e rappresentanti che rispecchiava una realtà ormai molto lontana.
Il provvedimento che modifica la «legge 3 febbraio 1963, n. 69, in materia di ordinamento della professione di giornalista», interviene su alcuni punti qualificanti quali appunto «il sistema di accesso alla professione; il meccanismo elettorale del Consiglio nazionale; le procedure e gli organi in materia deontologica».
Quest’ultimo punto appare a nostro avviso l’innovazione più delicata. La proposta di legge prevede infatti la creazione di un «Giurì per la correttezza dell’informazione»: con la creazione «presso ogni distretto di Corte di appello di un giurì composto da cinque membri, dei quali due nominati dal Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, due nominati dal consiglio competente dell’Ordine dei giornalisti e uno, con funzioni di presidente, nominato tra i magistrati di corte di appello».
In particolare, «l’organizzazione e il funzionamento del Giurì nonché le procedure e i termini per l’espletamento del tentativo di conciliazione sono disciplinati da un apposito regolamento adottato dal ministro della Giustizia, d’intesa con il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e con il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti».
L’aspetto è estremamente delicato per le inevitabili interferenze con la libertà d’informazione e di espressione del proprio pensiero, da un lato e con l’altrettanto doveroso contrasto nei confronti di un’ informazione manipolata, interessata e strumentale che stravolgendo i canoni dell’informazione possa diventare disinformazione e assumere connotati prevaricanti di mascherata pubblicità o propaganda, dall’altro. Il rischio di sancire per deliberazione o per sentenza un “politicamente corretto”, una verità assoluta a cui attenersi non è affatto peregrino. Invitiamo tutti a rifletterci e magari ad aprire un dibattito su questo e su altri punti del progetto di legge che proprio per questo pubblichiamo in fondo a questa pagina.
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